«Cinghiali abbattuti perché troppo vicini a strade e case»
Quattro Castella, il comandante della polizia provinciale sulla battuta all’oasi del Bianello: «Causano incidenti. Sette uccisi, altri saranno ricollocati»
QUATTRO CASTELLA. Si è svolta lunedì, dalle 9 alle 14, la battuta di caccia al cinghiale all'interno dell'oasi protetta del Bianello. Un fatto più unico che raro, visto che l'ultima volta un evento simile era stato organizzato sei anni fa, ma che ha fatto molto discutere. L'iniziativa, infatti, è stata autorizzata dal Comune di Quattro Castella, ma ha suscitato sconcerto nel mondo ambientalista che, appena saputa la notizia, ha alzato la voce sottolineando la vicinanza dell'oasi al centro abitato e come gli spazi in cui è vietata l'attività venatoria siano esigui. In occasione della battuta di caccia di ieri, il sindaco castellese ha emesso un'ordinanza con il divieto d’accesso all'oasi. Da parte di chi ha organizzato la battuta di caccia, poi, diverse sono le ragioni che hanno reso necessario chiamare i cacciatori.
«L'oasi è certamente molto interessante dal punto di vista naturalistico – afferma Lorenzo Ferrari, comandante della polizia provinciale, che ieri ha coordinato le operazioni –. Però, la sua posizione è strategica al confine tra la pianura. La Pedemontana rappresenta anche un problema faunistico, allo stesso tempo. Il territorio vocato per gli animali di grossa taglia, infatti, è costituito dalla montagna e dalla collina. Attraverso l'oasi, i cinghiali sono spinti a raggiungere la pianura: se questi animali vedono questo spazio, di giorno, come un rifugio, per i rovi, i boschi fitti e i canneti, di notte i cinghiali si spostano, attraversano la strada provinciale 23 che collega Reggio Emilia a San Polo e raggiungono, ad esempio, Montecchio per nutrirsi di coltivazioni agricole».
Inoltre, l'attraversamento della strada da parte degli ungulati può provocare incidenti: cinque ne sono avvenuti nel 2016 proprio sulla provinciale 23 a causa dei cinghiali.
«La maggior parte degli incidenti è provocata dai caprioli, per il 90%: nel marzo scorso è morta una persona, a Reggio Emilia, a causa di un incidente con un animale – prosegue Ferrari –. Il rimanente 10% è costituito anche dai cinghiali. L'obiettivo dell'operazione di questa mattina (ieri per chi legge, ndr) non era solo l'abbattimento di sette cinghiali. Il nostro intento era quello di metterli in movimento per ricollocarli. Sorge, inoltre, un'esigenza naturalistica: alcune associazioni ecologiste hanno lamentato che alcuni esemplari, come orchidee selvatiche, siano scomparse dopo l'arrivo dei cinghiali. Esiste, di conseguenza, anche questo tipo di emergenza cui occorre prestare attenzione». L'attività di ieri mattina è stata coordinata dalla polizia provinciale: vi hanno partecipato 28 cacciatori abilitati al contenimento faunistico. Ha collaborato all’operazione anche l'associazione culturale "Amici del Bianello".
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