Gazzetta di Reggio

Reggio

IL CONVEGNO DI “CAMMINO”

«Cyberbullismo, i genitori inconsapevoli dei rischi»

di Luciano Salsi

REGGIO EMILIA. La legge sembra impotente di fronte alla minaccia del cyberbullismo, la piaga delle prevaricazioni, del dileggio e della violenza psicologica che i minori subiscono tramite Internet. I...

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. La legge sembra impotente di fronte alla minaccia del cyberbullismo, la piaga delle prevaricazioni, del dileggio e della violenza psicologica che i minori subiscono tramite Internet. I giuristi invocano efficaci misure preventive e repressive, ma intanto sollecitano in primo luogo l’impegno dei genitori nel controllare che i figli non usino i social network in modo incauto, prestando il fianco alla crudeltà dei coetanei o, peggio ancora, alle mire criminali dei pedofili.

È la conclusione, un po’ amara, a cui sono costretti i promotori del convegno “Minori, Internet, social network” svoltosi ieri all’hotel Mercure Astoria. Cammino, la “Camera nazionale degli avvocati per la famiglia e i minorenni”, l’aveva organizzato quando l’opinione pubblica era scossa dal caso di Tiziana Cantone, la ragazza napoletana suicidatasi dopo che su Internet erano dilagati i suoi video porno incautamente immessi sulla rete, dei quali ancor oggi rimangono tracce cospicue nonostante la cancellazione ordinata dalla magistratura.

Ora proprio la nostra città è scioccata dalla scoperta che decine, forse centinaia di adolescenti sono caduti, tramite la rete, nelle grinfie di un pedofilo. Veronica Frigi, presidente provinciale di Cammino, è categorica: «Quanto accaduto a Reggio insegna che i figli e i genitori devono essere educati a porre dei limiti all’uso della rete da parte dei minori. Una volta la visione di certi film era vietata ai minori di 14 o 18 anni, che venivano fermati all’ingresso delle sale cinematografiche. Ora su Internet si può vedere di tutto e occorre il controllo da parte degli adulti».

La consapevolezza delle minacce provenienti dalla rete non è nuova, ma poco è stato fatto per sventarle. «Non esistono – spiega l’avvocato Frigi – norme specifiche. Il codice penale ha solamente ampliato la punibilità dei reati quando sono commessi tramite Internet. Il codice civile non vi trova applicazione. Eppure l’allarme era stato lanciato nel 2007. Nel 2015 la commissione parlamentare presieduta da Stefano Rodotà ha prodotto la “Dichiarazione dei diritti in Internet”, che però non ha il valore di una legge».

Quand’anche esistessero, le leggi non sarebbero di facile applicazione in un’oceano di informazioni trasmesse istantaneamente. «I genitori non hanno sufficiente consapevolezza dei rischi che i figli corrono. Il cyberbullismo – conclude – si estende in un orizzonte molto ampio e si ripercuote nel tempo lasciando tracce indelebili. Internet è un luogo sconfinato in cui commettere reati».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google