Gazzetta di Reggio

Reggio

Il problema più grave resta sempre il lavoro

di Roberto Fontanili
Il problema più grave resta sempre il lavoro

La ripresa economica non sposa la stabilità occupazionale

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REGGIO EMILIA. Nel 2015 sono cresciuti il Pil (+1,8%), l’export (+3,2%), l’occupazione (+0,5%) e il reddito disponibile per le famiglie (pari a 24.700 euro), ma è aumentata anche la fragilità lavorativa che coinvolge 70mila reggiani.

È una medaglia a due facce quella che offre il 5° Rapporto sulla coesione sociale nella nostra provincia, curato dal sociologo Gino Mazzoli per conto della Camera di commercio, in collaborazione con Comune capoluogo, Provincia e Fondazione Manodori.

Un report sullo stato di salute della società e dell’economia reggiana nel 2015, che s’incardina su due macro dati: quello demografico e quello economico e che alla fine ci consegna un’immagine in chiaroscuro. Così come in chiaroscuro restano le previsioni per il 2017.

«Un aumento del Pil (+1,2), la previsione che l’export (che è circa il 60% del Pil reggiano) tocchi i 10 miliardi e l’occupazione salga del 2,2%», ha stimato Landi, a cui difficilmente corrisponderà una maggiore stabilità occupazionale. Il Rapporto 2016 illustrato ieri oltre che da Gino Mazzoli, dal sindaco Luca Vecchi e dal presidente camerale Stefano Landi, a fianco di una ripresa economica mostra un mercato del lavoro che resta molto fragile e nel quale – nonostante il tasso di occupazione sia tra i migliori in Italia – continua a calare il numero delle imprese.

Insomma se la crisi pare finita, è altrettanto vero che quello che resta «dopo la piena» (come ha definito la crisi Gino Mazzoli) non è più lo stesso modello produttivo e di società a cui eravamo abituati. E se lo stesso comparto produttivo ha subìto profonde modifiche e quello capace di esportare si è evoluto e ha saputo innovarsi, altrettanto avviene nella società in cui è sempre più difficile creare reti sociali consolidate. Il dato legato all’evoluzione demografica (per la prima volta in diminuzione negli ultimi 28 anni) ci consegna una Reggio più piccola, in cui calano gli abitanti e l’immigrazione, a conferma che è finita l’era dell’arrivo di braccia da destinare al settore manifatturiero, ma che al tempo stesso non è ancora la provincia che attrae cervelli, nonostante un segno positivo alla voce start-up innovative (passate dalle 10 del 2013 alle 60 del 2015).

Il focus sull’economia 2015 conferma un aumento del Pil dell’1,8%, con l’export in salita a 9,3 miliardi, (e stabilmente in ascesa dal 2010), una diminuzione del numero dei fallimenti (dai 157 del 2014 ai 96 del 2015), una frenata delle sofferenze bancarie e un rallentamento nella diminuzione delle imprese (che dalle 53.705 del 2007 sono passate a 49.730 del 2015). In aumento anche le imprese straniere che sono il 14,1% di quelle iscritte alla Cciaa. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il tasso di occupazione a Reggio è 66,3% ed è ai primi posti in regione e in Italia, così come il tasso di disoccupazione che è in calo (passando dal 6,6% del 2014 al 5,3% del 2015) è il primo in regione e in Italia.

Da registrare una significativa – e attesa – impennata per i voucher. Reggio con 1,4 milioni (e una stima di 3.500 lavoratori che li utilizzano), incide per il 9,8% sul totale dei voucher usati a livello regionale.

Rispetto alle 70mila persone in condizione di fragilità lavorativa, per la ricerca della Cciaa per il 50% non si tratta di disoccupati: 11mila persone sono in cassa integrazione, 17mila in cassa integrazione in deroga e 5mila hanno un contratto di solidarietà; ma la precarietà resta e gli ammortizzatori sono destinati a esaurirsi. Da ultimo la ricerca segnala che negli ultimi sei anni le badanti e lavoratori domestici sono calati di 4mila unità, a cui corrisponde un aumento di famiglie e lavoratori italiani di che si fanno carico di questo tipo di attività.

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