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«Personale all’osso, la comunità ci aiuti»

«Personale all’osso, la comunità ci aiuti»

In vent’anni i dipendenti sono passati da 156 a 51. Tre figure-chiave pagate dalla Fondazione, ma il contratto sta scadendo

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REGGIO EMILIA. In vent’anni il nostro tribunale ha perso la bellezza di due terzi del personale amministrativo – dai 156 dipendenti del 1996 agli attuali 51 – e nel frattempo i carichi di lavoro in ambito giudiziario sono a dir poco aumentati o più realisticamente sono raddoppiati rispetto agli anni Novanta per tanti motivi, non ultima la prolungata crisi economica che ha portato contenziosi e complesse procedure fallimentari a non finire.

Una situazione paradossale che ieri mattina nell’aula bunker è stata illustrata ai cronisti – a margine del convegno “Comunicare la giustizia” – dal presidente vicario Cristina Beretti. Parole pacate ma decise, perché l’amministrazione della giustizia è uno “snodo” troppo importante per la città e le prospettive sono a dir poco allarmanti. E si scopre che tre professionalità sono pagate non dal ministero della Giustizia ma dalla Fondazione Giustizia di Reggio Emilia (raggruppante gli Ordini degli avvocati e dei commercialisti, il Collegio notarile, la Camera di commercio, l’Università di Modena e Reggio, il Comune e la Provincia).

Si tratta di tre figure parecchio importanti per la macchina giudiziaria reggiana, visto che sono collocate nell’ufficio che si occupa dei procedimenti fallimentari, nella cancelleria civile e in quella di diritto del lavoro. Ma i loro contratti scadono il 31 dicembre e le risorse, al momento, per confermarne l’attività nel 2017 non si vedono all’orizzonte. Chi ha sinora garantito lo stipendio a questi tre impiegati, cioè la Fondazione Giustizia, ha avuto risposte certe sulle risorse da mettere in campo solo dagli Ordini degli avvocati e dei commercialisti. Ciò significa che in queste condizioni di rinnovo di contratto non se ne può parlare. «La speranza – dice l’avvocato Giulio Terzi che presiede la Fondazione – è che altri contributi arrivino». Un’opera di sensibilizzazione rivolta alla città, un vero e proprio appello: «Lavoriamo in emergenza – entra nei dettagli il presidente vicario Cristina Beretti, da pochi mesi alla guida del palazzo di giustizia e che rivestirà questo ruolo provvisorio per circa un anno, cioè finché non si completerà l’iter per la nomina del nuovo presidente – e la situazione è difficile. Chi aveva due-tre compiti, ora se ne ritrova con sei-sette da assolvere. C’è tanto impegno, possiamo contare sui volontari dell’Auser e di Dar Voce, ma in vista non vi sono altri arrivi: nessun “distacco” dalla Provincia, il concorso bandito dal ministero della Giustizia richiederà tempo e gli 800 posti previsti verranno però divisi fra le strutture giudiziarie del nostro Paese. Stiamo esplorando anche la possibilità di convenzioni con enti pubblici, ma non vi sono certezze. Il nostro obiettivo minimo – sottolinea il presidente vicario – è riuscire a confermare le tre persone messe a disposizione dalla Fondazione. Il servizio-giustizia continuiamo a garantirlo, ma con sempre maggiore difficoltà e fronteggiando una mole di lavoro a dir poco aumentata. Mi rivolgo all’intera nostra comunità – conclude la dottoressa Beretti – perché è nell’interesse di tutti che la giustizia funzioni».(t.s.)

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