Dolore e lacrime per Erika, morta a 17 anni in scooter
Reggio Emilia: al momento dell'incidente gli amici erano a scuola, sono stati avvisati via WhatsApp: «Frequentava spesso i campeggi della parrocchia, era sempre così solare...»
REGGIO EMILIA. Alle nove di mattina, nella IV B dell’Istituto Pascal, le lezioni si stavano svolgendo come tutti i giorni. Fra i banchi mancava Erika ma nessuno aveva dato peso a quell’assenza, nessuno avrebbe potuto immaginare quanto era successo poche ore prima.
Poi, all’improvviso, i telefoni cominciano a vibrare. Prima un messaggio, poi un altro, fino a che la notizia diventa una certezza: «Erika è morta in un incidente». A confermarlo, poco dopo, anche i docenti avvisati nel frattempo dalla preside.
Nel giro di un istante la tipica spensieratezza adolescenziale di chi ormai già pensa alla vacanze di Natale si è trasformata in disperazione. Uno shock fatto di lacrime, incredulità e angoscia. Erika, la loro compagna di classe da quattro anni, la loro amica, la loro compagna di vita, non c’è più. Impossibile a quel punto riprendere le lezioni normalmente, la scomparsa della diciassettenne è diventato l’unico pensiero degli studenti. E dei professori.
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Persone, uomini e donne, che hanno visto crescere la giovane studentessa, l’hanno vista trasformarsi da bambina a ragazza, bella ogni giorno di più. E sono lacrime anche quelle che rigano il volto dei docenti quando, al cambio dell’ora, vengono informati dai colleghi riguardo all’incidente.
Le ultime due ore della IV B sono passate in palestra, nel Palahockey Guglielmo Fanticini, ma nessuno fa ginnastica. Raccolti nei corridoi della struttura le amiche e gli amici tentano di consolarsi, di asciugarsi a vicenda il volto, di sorridere mentre parlano di Erika. Qualcuno si fa venire a prendere prima, troppo il dolore per rimanere a scuola. Qualcun altro chiama altri compagni, amici della ragazza, li avvisa e tenta di consolarsi come può.
Ma la notizia non si è diffusa solo nella classe di grafica. WhatsApp, social, giornali, tutti i conoscenti della ragazza nel giro di poco sapevano della sua morte. Anche chi, come Alberto Ferrari, ha condiviso con lei molti anni della propria infanzia.
«Abbiamo frequentato da piccoli molti campeggi organizzati dalla parrocchia di Montecavolo – racconta Alberto – è qui che l’ho conosciuta quando avevo più o meno sette anni. Era molto vivace, sorrideva sempre, le piaceva tanto la pallavolo».
Per molto tempo infatti Erika era stata iscritta alla Polisportiva Terre Matildiche ma, circa tre anni fa, aveva smesso. Prima ancora però, da bambina, si era dedicata alla tradizione del suo paese, come sbandieratrice. A raccontarlo è Cristiano Chierici che Erika l’aveva conosciuta proprio in questo modo.
«Quando eravamo bambini – spiega – per qualche tempo abbiamo fatto gli sbandieratori per la contrada di Quattro Castella Maestà della Battaglia. Poi lei ha smesso mentre io ho continuato ma ci siamo riavvicinati qualche anno fa in parrocchia ai campeggi, lei li frequentava molto spesso. Era una ragazza solare, sempre allegra come poche persone, in estate poi si illuminava ancora di più. Era una persona d’oro, simpaticissima, io ho saputo della notizia tramite amici e poi ho avuto la conferma dai giornali, non ci volevo credere. È una cosa terribile, una perdita davvero tragica».
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