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La sua sartoria ha vinto 16 Oscar

La sua sartoria ha vinto 16 Oscar

Un servizio di Tv7 ripercorre la storia di Tirelli e dei film di cui fu protagonista

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GUALTIERI. La storia della sartoria Tirelli è stata al centro di un servizio televisivo di Tv7, l'approfondimento del venerdì sera del Tg1, all'interno del quale – in circa dieci minuti – è stato compiuto un "viaggio" all'interno della sede di Roma, con la guida dell'esperto presidente Dino Trappetti.

La sartoria Tirelli – aperta nel 1964 – ha saputo conquistare negli anni ben 16 Oscar per i costumi, oltre a numerosissimi altri premi. Innumerevoli, poi, i grandi registi che per i loro capolavori si sono rivolti alla sartoria Tirelli: da Luchino Visconti a Mario Monicelli, da Pier Paolo Pasolini a Franco Zeffirelli, da Federico Fellini a Sergio Leone, da Francis Ford Coppola a Mel Gibson.

Migliaia i costumi appesi tra le varie corsie, che ripercorrono secoli di storia (si passa dal diciottesimo al ventunesimo secolo, per un totale di 15mila pezzi) e che costituiscono una delle collezioni più importanti al mondo. E così, nel corso del servizio, i costumisti mostrano capi pregiati come un corpetto del 1910, il costume di Donald Sutherland utilizzato in "Casanova" o ancora il saio indossato da Sean Connery nei panni di Guglielmo da Baskerville, ne "Il nome della rosa". Uno degli ultimi vip a essere vestito dalla "pattuglie" dei sarti della Tirelli è stato nientemeno che Dustin Hoffman, uno dei protagonisti della recente serie tv "Medici", andata in onda sulla Rai e che racconta la storia della nota famiglia fiorentina. All'interno della "Tirelli", non solo abiti: Trappetti – autore della donazione dei due abiti al Comune di Gualtieri oggi custoditi a Palazzo Bentivoglio e di fatto erede dell'attività di Tirelli – ha mostrato anche alcune "chicche", come ad esempio la foto di Umberto Tirelli con Maria Callas. Tirelli avviò la sartoria nel novembre 1964 con due macchine da cucire, cinque sarte, una modista, una segretaria e un autista-magazziniere. La sua attività si è sviluppata principalmente in due direzioni diverse e complementari: quella tracciata dalla carriera di Pier Luigi Pizzi, e costellata di costumi concepiti per il teatro di prosa e d’opera; e quella tracciata dalla carriera di Piero Tosi, che si è dedicato di preferenza (ma non solo) al cinema, nella ricostruzione filologica. Il lavoro di Tosi ha poi influenzato in modo determinante quello di Gabriella Pescucci, cresciuta sotto la guida di Tosi e Tirelli e arrivata nel 1994 a vincere un Oscar per “L’età dell’innocenza”. (a.v.)

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