«Provincia al voto, la lascio in buona salute»
Il bilancio di Tagliavini, sindaco di Quattro Castella, che aveva le deleghe a Infrastrutture e Territorio
REGGIO EMILIA. Il sindaco di Quattro Castella Andrea Tagliavini non farà più parte del Consiglio provinciale, all’interno del quale ha gestito per due anni la delega alle Infrastrutture e al Patrimonio, una delle più “pesanti”. «Una scelta maturata in seno all’Unione Terre matildiche, dove abbiamo giustamente applicato il principio di rotazione», spiega.
Quale Provincia lascia?
«È un ente più in salute rispetto al 2014, con una situazione finanziaria difficile a causa dei tagli e con le incertezze dovute alla prima attuazione della riforma Delrio. È il risultato delle scelte di cambiamento che abbiamo adottato insieme al presidente Manghi con un lavoro di collegialità in Consiglio e nell’Assemblea dei sindaci».
Una situazione difficile…
«Quando ci insediammo, non avevamo nemmeno le risorse per il piano-neve e, soprattutto, avevamo due opere appaltate e non finanziate – il secondo stralcio della Variante di Ponterosso e la nuova scuola di via Fratelli Rossell – e altri cinque cantieri bloccati dal Patto di stabilità: i ponti di Boretto e Ligonchio, la Variante di Osteriola, il completamento dell’asse Bagnolo-Novellare e la ristrutturazione antisismica del liceo Chierici. A distanza di due anni, queste opere sono state finanziate, in alcuni casi realizzate, una parte inizierà a breve».
Come ci siete riusciti?
«Recuperando in ogni modo le risorse finanziarie: negli ultimi quattro anni la Provincia ha dovuto restituire allo Stato per la Spending Review 70 milioni, 28,7 dei quali nel bilancio 2016. Abbiamo ridotto strutturalmente la spesa corrente con un ripensamento degli spazi della Provincia, che ci ha permesso di dismettere affitti per circa 250mila euro all’anno spostando oltre cento dipendenti in uffici di proprietà. Poi abbiamo dato avvio al progetto di dismissioni di immobili non più necessari, incassando oltre 4 milioni, destinati a investimenti come Ponterosso e la scuola di via Fratelli Rosselli».
Dismissioni ultimate?
«Siamo riusciti a portare a termine la vendita dei magazzini ex Car, della caserma di corso Cairoli, di diverse case cantoniere e appezzamenti di terreno. Ma vogliamo vendere altri due immobili come l’ex Opg e Palazzo Palazzi-Trivelli (la cui asta è andata deserta): possono fruttare altri 7 milioni. Ritengo sia l’obiettivo del nuovo Consiglio».
Vi restano, invece, le azioni Autobrennero…
«È un altro ottimo risultato: non solo per i dividendi, anche dal punto di vista strategico. Dal 2017 partiranno due grandi opere che coinvolgono Autobrennero: la Campogalliano-Sassuolo - che porta con sé la Variante Sud di Rubiera - e la Cispadana. Essere rimasti in Autobrennero significa poter avere maggior voce in capitolo per queste due opere».
Altri investimenti?
«Sicuramente quelli che siamo tornati a fare sul patrimonio scolastico grazie ai muti Bei, che ci hanno consentito di iniziare i lavori di ampliamento del Gobetti di Scandiano e di realizzare altri 5 interventi di manutenzione su altre scuole. Altri sono in fase di progettazione per il 2017. Poi, a inizio 2016, abbiamo avviato una serie di opere bloccate dal Patto di stabilità, come la manutenzione del ponte sul Po tra Boretto e Viadana per oltre 2,2 milioni e l’adeguamento anti-sismico del Chierici per 2,5 milioni. Infine, grazie all’ultimo assestamento di bilancio, abbiamo messo altri 3,2 milioni per interventi di ristrutturazione sul patrimonio della Provincia e per la manutenzione delle strade. Già a primavera, potremo partire con un budget significativo per realizzare asfaltatura e messa in sicurezza a prescindere dai tempi di approvazione del bilancio 2017, che ha spesso condizionato l’effettiva disponibilità delle risorse». (r.c.)
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