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Reggio rischia grosso con la crisi Mps

di Enrico Lorenzo Tidona
Reggio rischia grosso con la crisi Mps

Unieco appesa al destino del gruppo bancario che vanta anche crediti su Coopsette (125 milioni) e 35 milioni sulla Nordest

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REGGIO EMILIA  Reggio Emilia e le sue cooperative sono sedute su una “bomba” finanziaria innescata dalla crisi. Il Monte dei Paschi di Siena, glorioso istituto bancario con 500 anni di storia, è al centro di un complesso salvataggio ed è legato a doppio filo con la nostra città e la cooperazione rossa, essendo esposto per centinaia di milioni di euro sul fronte reggiano.

Un esempio? Ci sono partite già andate al macero come Coopsette, mega coop di costruzioni di Castelnovo Sotto da poco fallita - in liquidazione coatta amministrativa, come si dice in gergo tecnico - e che conta esposizioni sullo stato passivo per 112 milioni di euro con Mps spa e altri 12,4 milioni con Mps Capital Service. Quando si parla dei famigerati Npl (non performing loans, prestiti considerati inesigibili), spina da circa 30 miliardi di euro nel fianco di Mps, si parla proprio di posizioni come quella di Coopsette.

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Per parlare di chi è ancora in vita ma lotta per la sopravvivenza bisogna puntare lo sguardo su Unieco, altra cooperativa reggiana delle costruzioni, che sta cercando di scorporare il patrimonio tra immobili e partecipazioni e proporlo in garanzia alle banche creditrici per ben 360 milioni tramite il fondo Oxy. Mattoni e carta al posto di soldi, tutti poi da smobilizzare, non proprio la pietanza succulenta che si attende la banca più esposta, guarda caso il Monte dei Paschi, che conta crediti già al 2014 verso Unieco per 48,5 milioni e altri 53,3 milioni sempre tramite Mps Capital Service.

La partita per Unieco si complica per due motivi: Mps ha chiesto un rialzo dell’offerta al fondo Oxy, operazione oggetto di queste ore di una trattativa complessa che vede Unieco e Mps su fronti opposti. Tutto il contrario del recente passato. La coop reggiana, tra l’altro, è anche socia di Sansedoni, immobiliare controllata da Mps, in cui l’ex presidente di Unieco, Mauro Casoli, era vicepresidente nel cda in cui sedeva anche Giuseppe Mussari, ad di Mps dimessosi dopo lo scoppio dello scandalo dei derivati Mps nel 2013. Nel 2007 Unieco aveva sottoscritto nuove azioni di Sansedoni per il valore nominale di 17,4 milioni di euro apportando immobili al valore di perizia di 26,5 milioni di euro.

Un anno, il 2007, in cui l’immobiliare toscana chiude con un utile netto di 8,3 milioni di euro. La compagine azionaria risultava formata dalla presenza di Fondazione Mps con una percentuale del 48%, della Banca Mps con il 16% dal Gruppo Lamaro con una percentuale del 28% e da Unieco con una percentuale dell’8%. Un intreccio che portava il capitale sociale di Sansedoni a 215 milioni di euro, ora oggetto di piano di ristrutturazione che segna i tempi. La politica si è fatta da parte e ognuno cerca di salvare la propria nave che imbarca acqua con la crisi.

C’è poi Immobiliare Nordest di Coop Nordest, che ha un contratto di finanziamento fondiario da 33 milioni di euro sempre con Mps, stipulato in data 24 aprile 2014 della durata di 18 mesi, prorogato di altrettanti mesi, fino al 24 aprile 2017. Il finanziamento e` garantito da ipoteca sui diversi supermercati, da Pegognaga a Guastalla fino a Scandiano.

Ci sono poi gli intrecci al contrario, dove è la cooperazione che ha prestato soldi a Mps. È il caso di Par.co, la cassaforte reggiana delle coop, che attende il saldo di obbligazioni Mps per 10 milioni di euro entro il 2018, nella speranza che il loro valore non venga azzerato con il salvataggio.

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