«Tredicenne abusa dell’amico di 8 anni»
Un caso di sesso tra giovanissimi denunciato da La Caramella Buona: «Serve un intervento della Procura dei minori»
REGGIO EMILIA. «Il 13enne che ha abusato sessualmente dell’amico di 8 anni gioca ancora nello stesso parco. Chiediamo alla Procura dei Minori di Bologna di adottare al più presto misure di sicurezza, come il ricovero in una struttura adeguata, per prevenire altri drammatici casi». È questo l’appello rivolto alla magistratura del capoluogo dalla “La Caramella Buona”, Onlus impegnata contro la pedofilia, a proposito dell’ennesimo episodio di abuso sessuale emerso a pochi giorni di distanza da quello del brasiliano transgender.
Un appello lanciato ieri dal presidente dell’associazione, Roberto Mirabile, dalla vicepresidente e criminologa, Roberta Bruzzone, nonché dall’avvocato Simone Servillo che rappresenta la famiglia della vittima, coinvolto in un altro caso di sesso tra minori. I fatti risalgono all’estate del 2015, quando un bambino di 8 anni si sarebbe confidato con i genitori a proposito di presunti soprusi subiti da un compagno di giochi, all’epoca 13enne. In seguito alla denuncia dei genitori, subito si è attivata la macchina burocratica, con i Servizi sociali che hanno affidato la relazione di approfondimento a un esperto milanese. Man mano che la vittima è venuta in contatto con diversi psicologi, avrebbe raccontato dettagli raccapriccianti.
«La relazione parla di diversi episodi di abusi sessuali consumati e reiterati – afferma Bruzzone – tra l’altro il bambino non è in grado di distinguere tra violenza fisica e violenza sessuale, e non è dettato da sentimenti di vendetta: ha percepito l’accaduto come “botte”».
La criminologa, che ha esaminato i documenti, afferma: «Quella del 13enne è una personalità in erba con tratti inquietanti. Raramente mi è capitato di trovarmi di fronte a un soggetto così giovane e già con gusti definiti e con impulsi sessuali violenti: occorre intervenire subito». Secondo quanto riferiscono dall’associazione, il problema legale è che il giovanissimo all’epoca dei presunti fatti aveva meno di 14 anni, perciò per la legge italiana non è imputabile.
«Però il nostro ordinamento prevede una serie di misure di sicurezza, che possono sfociare nel togliere il 13enne dal suo ambiente e nel porlo in una struttura ad hoc, che dovrebbero essere urgenti – sottolinea l’avvocato Servillo – anche per prevenire il ripetersi di episodi e a tutela del giovanissimo, che dovrà affrontare un percorso di recupero».
La famiglia della vittima si è rivolta a La Caramella Buona solo di recente, proprio perché in un anno nulla è accaduto. E, secondo il racconto del legale della famiglia, viene descritta come “distrutta dall’accaduto”. Nulla, invece, si sa della famiglia del tredicenne
«Mentre il tredicenne ha completa libertà di azione – prosegue l’avvocato Servillo – la vittima è reclusa in casa per non incontrarlo, ed è in cura presso un neuropsichiatra perché accusa problemi di autostima. A nostro avviso si sta trattando come un caso ordinario quello che invece è un caso straordinario. Non si può intervenire con oltre un anno di ritardo, la situazione va messa in sicurezza».
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