«Falliti per colpa del nostro consulente»
San Martino: causa da 500mila euro della ditta Paterlini contro il professionista con cui chiesero il concordato con riserva
SAN MARTINO IN RIO. Una causa da 500mila euro da parte dell’azienda Paterlini nei confronti del commercialista che, nel 2014, ha fatto dichiarare all’azienda il concordato con riserva. Una procedura di cui non c’era necessità e, non solo. Questo meccanismo ha innescato un circolo vizioso che ha fatto precipitare la ditta, che andava bene, nel fallimento. A dichiararlo è la stessa ditta Paterlini, all’indomani del riaccendersi della polemica tra la ventina di lavoratori ex dipendenti della ditta, produttrice di attrezzature pneumatiche per macchine agricole da 40 anni, e la proprietà. «La Paterlini Srl dal 2006 aveva instaurato un rapporto continuativo con un professionista di Reggio Emilia – fanno sapere dall’azienda –. Tra la nostra ditta, la Paterlini Srl, e il professionista si era creato un rapporto di fiducia e tra l’altro, era l’unico al quale era stato conferito il mandato generale di assistenza e consulenza nel suo settore. Nel 2014 la società ha registrato una ristrettezza di cassa, ma non andava male. Anzi. L’azienda non aveva dato segnali di dissesto. Tuttavia, il professionista in questione ci ha consigliato di presentare domanda di concordato con riserva. Sulla base di queste indicazioni, noi abbiamo messo in pratica il consiglio del nostro consulente, chiedendo, appunto, il concordato con riserva». «Dopo questa decisione è scoppiato un putiferio e da quel momento è partito, inesorabile, il declino della Paterlini Srl. Innanzitutto il professionista ha compiuto alcune irregolarità molto gravi – sottolineano –. Primo: il commercialista ha chiesto che fosse nominata come advisor una persona che lavorava all’interno del suo studio. Un fatto vietato. Secondo: il tribunale di Reggio Emilia ha dato 120 giorni per un piano post concordato. In quest’arco di tempo non si possono eseguire atti o pagamenti che abbiano a che fare con disposizioni patrimoniali. Ebbene, il commercialista ha predisposto il pagamento, da parte della Paterlini, delle sue parcelle per 35mila euro. Questo vìola i diritti di tutti i creditori, tra i quali anche i dipendenti. Noi, quindi, abbiamo conferito l’incarico all’avvocato Nino Ruffini e chiederemo, nell’ambito della causa per responsabilità professionale, un risarcimento danni per 500mila euro».
«La decisione di fare domandare il concordato all’azienda si è rivelata fatale per la vita della società ed è stata il casus belli che ha provocato la crisi nera e irreversibile in cui è caduta la Paterlini. La banca non ha più voluto saperne di fare credito e i fornitori hanno sospeso i rapporti – concludono dall’azienda –. Oltretutto, noi abbiamo fatto richiesta di rinuncia del concordato: il procedimento di concordato, quindi, è stato dichiarato chiuso dal tribunale. Il fallimento di oggi è frutto dell’errore di ieri di questo professionista».
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