Gazzetta di Reggio

Reggio

Troppo smog, ma il traffico non si ferma

di Luciano Salsi

A Reggio non scatta la domenica ecologica: superati i limiti d’inquinamento ma “solo” per sei giorni consecutivi

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REGGIO EMILIA. La nebbia fitta e persistente non è l'unico spiacevole effetto del campo di alta pressione che grava da due settimane sulla pianura padana. Nell'aria che ristagna verso il basso, senza un alito di vento, inevitabilmente le sostanze inquinanti raggiungono concentrazioni molto elevate. Le più insidiose, le temibili pm10 (particelle sottili di diametro fino a 10 micron) hanno superato per dieci giorni quasi consecutivi il limite di 50 microgrammi al metro cubo, considerando i valori più alti misurati quotidianamente dalle cinque centraline che l'Arpa (agenzia regionale per la protezione ambientale) ha collocato sul territorio provinciale in città (in viale Timavo e al San Lazzaro), a Castellarano, San Rocco di Guastalla e Febbio. Questo impercettibile nemico, che minaccia la salute pubblica, ha caratterizzato finora il mese di dicembre.

Da venerdì 2 a lunedì 12 la concentrazione di particelle sottili è rimasta al di sotto della soglia soltanto sabato 10. Il monitoraggio più preoccupante è stato effettuato martedì 6, quando in viale Timavo si è rilevata la punta massima di 88 microgrammi. A Castellarano, dove mediamente si è registrata la situazione peggiore, si sono toccati i 72 microgrammi domenica scorsa. Tuttavia anche questo comune, che fa parte dell'inquinatissima zona delle ceramiche, ha fatto registrare una tregua sabato scorso, quando la sua centralina ha misurato 48 microgrammi, due al di sotto della soglia, contro i 47 di viale Timavo e i 39 del San Lazzaro. Questa breve interruzione ha evitato a Reggio la domenica ecologica straordinaria, che sarà imposta invece alla fine di questa settimana a Piacenza, Modena e Rimini. Queste tre province, infatti, sono le uniche della regione nelle quali il limite di 50 microgrammi è stato raggiunto o superato per sette giorni consecutivi.

Si può invidiare, in ogni caso, l'aria balsamica dell'Appennino. Durante questo mese la centralina di Febbio non ha mai oltrepassato i 10 microgrammi rilevati domenica 4. La salubrità dell'atmosfera montana è un dato costante. Nei giorni scorsi, però, la differenza è stata abissale. L'alta pressione, infatti, produce una marcata inversione termica. L'aria fredda, essendo più pesante, rimane schiacciata negli strati bassi. Quindi le temperature più basse, anche inferiori allo zero, si registrano nella pianura, dove il freddo fa condensare l'umidità nella spessa coltre di nebbia. Dalla collina in sù, invece, il sole ha fatto salire il termometro anche oltre i 10 gradi nelle ore centrali della giornata. Perfino al Cerreto, oltre che a Febbio e Castelnovo Monti, ha fatto più caldo che a Reggio.

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