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Gli anni d’oro del Caprice in un libro

Cavriago, il mitico locale da ballo rivive nel lavoro di Davide Farella. Con le foto e gli articoli raccolti è stata allestita una mostra nell’ex municipio


17 dicembre 2016 di Cristina Fabbri


CAVRIAGO. La storia del “Caprice”, uno dei primi locali da ballo della provincia, è protagonista di un libro. Davide Farella, ex consigliere comunale di Cavriago, ha deciso di raccontarla coinvolgendo gli storici volontari e chi frequentava, ballava e cantava in questo locale nato ufficialmente il 6 gennaio 1963.

Il libro dal titolo “C’era una volta il Caprice” (Corsiero Editore) è una sorta di viaggio nel tempo e sarà presentato sabato 17 dicembre alle 16 al Multiplo. A seguire sarà inaugurata la mostra che, al piano terra del vecchio municipio in piazza Zanti, raccoglie 400 foto, ritagli di giornale, biglietti, chitarre e gadget dell’epoca, tra chicche e autografi di importanti artisti che sono passati dal “Caprice”: da Orietta Berti a Giorgio Gaber, da Learco Gianferrari a Caterina Caselli.

Sarà bello per chi ha vissuto quel periodo ritrovarsi nelle immagini dell’epoca e riconoscere amici e amiche del tempo. Così come rileggere aneddoti e curiosità nel libro. Interverranno all’incontro di presentazione lo stesso autore Davide Farella, Brunetta Partisotti (storica volontaria e guardarobiera), il maestro di ballo Luciano Bigi e la moglie Lucia, anche lei ballerina (coppia che all’epoca gestiva una scuola di ballo al Caprice) e Nicolò Fantini, presidente di “Cuarieg on the road” che ha preso in gestione il circolo Kessel. Di fatto questa associazione è formata da giovani volenterosi che, come avvenne per il “Caprice”, ha scelto di gestire attraverso il volontariato l'ex Calamita. Saranno poi presenti diversi storici volontari.

«Ho incontrato alcune decine di persone in questi mesi - spiega Farella - baristi, camerieri, cassieri, autisti, musicisti, ballerini, clienti. Anche chi ha dato il nome al locale. Inoltre ho ricevuto molte telefonate da parte di frequentatori del locale che venivano a Cavriago anche dalle province vicine». Così pian piano ha assemblato i vari racconti. «Ho capito che, nel secondo dopoguerra, queste persone volevano davvero cambiare le cose, anche attraverso la valorizzazione e la riappropriazione del proprio tempo libero. Il “Caprice” è nato infatti da una necessità collettiva di liberarsi da determinati schemi sociali. Le donne volevano uscire, le persone volevano incontrarsi. Il ballo era una forma di aggregazione importante e il Caprice era unico nel suo genere». In questo modo si arrivò alla nascita di una sala da ballo come quelle delle grandi città del nord e delle più importanti località di villeggiatura. «È una storia incredibile se si pensa che stiamo parlando di Cavriago, realizzata attraverso un sostanziale autofinanziamento dei cittadini e una gestione ad opera di tantissimi volontari durata 13 anni».

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