“Paradise Street” Vite ai margini in cerca di riscatto
L’esperienza ideata dall’associazione Papa Giovanni XXIII Presentato alla città l’atelier tra creatività e solidarietà
REGGIO EMILIA. La vetrina è sfavillante di luci come un negozio della via Emilia. Una grata di legno intagliato, che lascia lo sguardo aperto sull'interno, regge i pupazzi, i ninnoli e gli oggetti regalo circondati dalle decorazioni natalizie. L'affollamento sembra quello di un emporio, ma non siamo nel centro storico o in un centro commerciale.
La zona è una delle più problematiche, il quartiere attiguo alla stazione ferroviaria. L'insegna, Paradise Street, traduce il nome della strada, via Paradisi. Al numero 10 vi si è concretizzato un singolare progetto di atelier dedicato alle persone che vivono la marginalità della tossicodipendenza e dell'alcolismo e che in quel luogo possono trovare un'alternativa alla strada e l'occasione di intraprendere un cammino di riscatto personale tramite la produzione libera e creativa. L'esperienza, ideata e gestita dall'associazione Papa Giovanni XXIII in collaborazione con il Sert e il Comune, ieri è stata presentata per la prima volta alla cittadinanza con la festa “Paradise street open space”. L’esperienza in realtà aveva avuto inizio nel giugno del 2015 e da allora ha preso corpo progressivamente attraverso la graduale trasformazione dell'attività di assemblaggio di pezzi di lavorazioni artigianali che era svolta in precedenza nello stesso locale dalla medesima cooperativa Libera-Mente, aderente alla Papa Giovanni, che ora conduce il Paradise Street. All'inizio le forze erano poche. Ora vi sono impegnati cinque operatori della Papa Giovanni, la responsabile Sandra Mongillo, Carmine, Sonia, Nicola, Andrelina e Giorgio, insieme a due volontarie, Maria Naomi Galavotti e Martina Ranedda, che curano la creatività artistica. Gli avventori sono ventuno persone seguite dal Sert, che vengono definite “attive” poichè, a differenza delle “astinenti”, non hanno iniziato un cammino di recupero in una comunità. Persone “ai margini” che ora frequentano l'atelier con entusiasmo, anche al di là delle ore in cui si erano impegnati ad accedervi. Per ognuno di loro, infatti, la cooperativa ha concordato con il Sert un programma di attività per la quale essi percepiscono un compenso di 80 euro al mese. Lo scopo, però, non è tanto quello di produrre oggetti, quanto quello di carattere educativo consistente nel dare forma concreta ai propri impulsi positivi e negativi, compresa la rabbia e l'aggressività. Ciò non toglie che, sotto la guida degli operatori, dall'atelier escano prodotti apprezzabili, come le panchine collocate a poca distanza, in piazza Domenica Secchi, lo scorso 29 ottobre, in occasione della festa del quartiere. Chi vuole li può acquistare ad offerta libera.
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