Addio all’ultimo reduce di Mauthausen
Sant’Ilario: è morto a 93 anni Arnaldo Bocconi. Partigiano, non smise mai di raccontare la sua storia
SANT’ILARIO. Si è spento giovedì pomeriggio, pacificamente nel letto della sua abitazione di via Berlinguer a Sant’Ilario, Arnaldo Bocconi, 93 anni. Il partigiano era la memoria storica di Sant’Ilario, l’ultimo dei tre sopravvissuti al campo di concentramento di Mauthausen, l’ultimo testimone di un’epoca storica che tenne sempre viva nelle giovani generazioni.
Nato a Sant’Ilario il 13 maggio 1923, e sempre vissuto in paese, Bocconi fu arrestato in quanto partigiano nell’ottobre del 1944; portato al Petitot di Parma, picchiato e torturato, fu deportato nel campo nazista dove rimase sei mesi, fino alla liberazione il 5 maggio 1945. Nel lager c’erano tre santilariesi: lui, Piero Iotti e Valter Fabbi. Leggendario il fortunoso ritorno nel reggiano, che Arnaldo, iscritto all’Anpi, continuò per anni a raccontare nelle scuole, nelle commemorazioni e nei “Viaggi della Memoria” di Istoreco. Lunga e avvincente una delle ultime interviste televisive, nella quale raccontò di come portò a casa Piero Iotti, che all’epoca pesava 35 chili e non era nemmeno in grado di camminare. Arnaldo, ricoverato insieme a Piero in un ospedale americano in Austria, trovò un treno per Verona e convinse l’amico a partire, caricandolo sulle spalle: arrivati a Verona, salirono su un camion diretto a Parma, che li scaricò a Sant’Ilario, dove i familiari lo credevano disperso e dove si presentò, pelle e ossa, con la semplice frase: «Ragas a’ son rivè». Nel Dopoguerra, condusse la sua vita: prima calzolaio per i Catellani, poi dipendente in municipio come tuttofare addetto alla manutenzione, infine assunto come custode al macello comunale (altro luogo storico del paese) fino alla pensione, avvenuta negli anni ’80. Da allora Arnaldo si impegnò per tenere viva la memoria di quell’avventura storica. Negli ultimi due decenni lo afflissero gravi problemi di salute, che lo costrinsero a rinunciare al ruolo di testimone, svolto dal più celebre Piero.
«Mio padre aveva un carattere meraviglio, solare. Conosceva i bimbi come gli anziani, a tutti offriva un caffè al bar fino all’anno scorso - racconta la figlia Gabriella - Nonostante ne avesse passate di tutti i colori, dalla guerra al tumore all’infarto cardiaco, gli avevano perfino amputato un dito del piede. Lui diceva sempre: “La vita è bella”. Io gli rispondevo che aveva un gran coraggio». L’ultimo anno per Arnaldo fu segnato dal lutto. Nell’ottobre 2015 morì la moglie Lea Fornaciari, nel marzo scorso l’amico fraterno Piero Iotti: Arnaldo si presentò al funerale in sedia a rotelle, si commosse.
Lascia la figlia Gabriella, la nipote Enrica e i pronipoti Edoardo e Ginevra. Il funerale si terrà oggi, con rito civile: partenza alle ore 10 dalla sala del commiato di Calerno per il bocciodromo, dove si formerà il corteo a piedi verso il cimitero locale.
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