Gazzetta di Reggio

Reggio

Cemental, condannato il titolare Ponti

di Tiziano Soresina
Cemental, condannato il titolare Ponti

Correggio: chiusa la prima causa contro la ditta che lavorava l’amianto. Ottantamila euro alla madre dell’operaio morto

3 MINUTI DI LETTURA





CORREGGIO. In aula ieri mattina, in tribunale a Reggio, solo gli addetti ai lavori – cioè magistrati e avvocati – per il primo processo nei confronti della Cemental (ditta che a Correggio produceva tubi in cemento-amianto) giunto a sentenza.

L’ATTO FINALE. Dopo brevi repliche e un’ora di camera di consiglio il giudice Alessandra Cardarelli ha condannato ad un anno di reclusione (pena sospesa) il 68enne Franco Ponti, legale rappresentante dell’azienda correggese negli anni in cui vi lavorò Giuseppe Cagarelli, morto a 56 anni. Ritenuto responsabile di omicidio colposo (con l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro), l’imprenditore dovrà anche pagare una provvisionale di 80mila euro alla mamma 86enne (Erminia Crotti) dell’operaio che si è costituita parte civile nel processo – tramite l’avvocato Andrea Romano – per lottare sul piano legale in nome del figlio.

COMMENTI A CALDO. A fine-udienza raccogliamo commenti molto prudenti. «È una sentenza giusta ed equilibrata» si limita a dire l’avvocato di parte civile Romano. Per la difesa che è stata sostenuta dagli avvocati Giovanni Orlandi e Corrado Spaggiari parla quest’ultimo: «È stato un processo difficile, con perizie e controperizie. L’imprenditore Ponti al tempo aveva fatto davvero tutto il possibile. Crediamo sia una sentenza appellabile, comunque aspettiamo le motivazioni».

Nell’udienza scorsa il pm Giulia Stignani aveva chiesto per l’imputato una condanna a 2 anni di reclusione.

POLVERI D’AMIANTO. Cagarelli, spirato nel luglio del 2008 con una diagnosi di mesotelioma pleurico, secondo il pm è stato vittima dell'aria insalubre respirata mentre lavorava alla Cemental (fu dipendente dal 1969 sino alla chiusura dell’azienda avvenuta nel 1992).

Nella ricostruzione dei fatti il pm aveva messo in fila le rilevazioni sulle polveri d'amianto effettuate negli anni alla Cemental, definendo «drammatica» la situazione di alcuni periodi, tesi portata avanti anche dai consulenti che hanno testimoniato davanti al giudice nelle precedenti udienze. «Non ci sono dubbi sul nesso causale» quindi, tra la morte dell'operaio e la sua presenza nella storica fabbrica correggese, aveva concluso la rappresentante dell’accusa.

STANDARD RISPETTATI. «Non possiamo giudicare Ponti e la Cemental con il metro di valutazione odierno» aveva ribattuto la difesa.

Per l’avvocato Spaggiari i fatti – ricostruiti nell’arringa – sono datati e l'allora gestione, anche in fatto di sicurezza, era adeguata agli standard e alle prescrizioni di legge. Non solo: la rilevazione di fibra d'amianto sarebbe stata contenuta, risultando elevata solo in una cella chiusa e sprovvista di una postazione di lavoro. Per i difensori, com'è chiaro, l'unica sentenza giusta è la piena assoluzione per l'imputato, all'epoca ventenne a capo della fabbrica nella quale lavoravano 190 persone. «Ponti, come riportato dal commissario giudiziale, fece fronte anche con i propri beni al concordato preventivo nel quale finì poi l'azienda dopo la chiusura – ha specificato l'avvocato Orlandi – cercando di salvare i diritti dei propri dipendenti che gli furono grati». Di diverso avviso il giudice Cardarelli che ha emesso ieri una sentenza di condanna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google