Gazzetta di Reggio

Reggio

Una scuola per i bambini che soffrono di autismo

di Ambra Prati
Una scuola per i bambini che soffrono di autismo

Bibbiano: fondata da un’associazione di genitori per la carenza di servizi pubblici La referente Tania Riccò: «Ma ora servono fondi per continuare i nostri progetti»

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BIBBIANO. «Da aprile ad oggi siamo riusciti ad allestire una scuola, gratuita, tre pomeriggi a settimana, per minori affetti da autismo. Ci serve denaro per continuare i nostri progetti: perciò apriamo la raccolta fondi, qualunque donazione è la benvenuta». Se c’è una buona causa che dovrebbe toccare il cuore dei filantropi sotto l’albero di Natale è quella di AbaRe, l’associazione no profit nata nel 2008 (all’inizio come comitato) da un gruppo di genitori di figli disabili, capitanati dall’avvocato Tania Riccò.

«Quando arrivò la diagnosi per mio figlio, che all’epoca aveva due anni, mi ritrovai nel buco nero dei servizi per l’autismo e cominciai a riunire dei genitori per costruire qualcosa – racconta Tania – All’epoca il metodo Aba era conosciuto solo all’estero: le famiglie lo facevano in casa, trovandosi un tutor». Di acqua ne è passata sotto i ponti ed AbaRe (realtà di volontariato che fa parte di DarVoce e federata ad Angsa, associazione nazionale genitori soggetti autistici), in questi anni, ha portato avanti diverse iniziative. L’ultima in ordine di tempo è il Centro AbaRe: una scuola sperimentale partita quest’anno, tramite una rete e una sinergia tra Comune di Bibbiano e Unione Val d’Enza – che ha concesso in comodato d’uso i locali, all’interno della scuola d’infanzia Nilde Iotti – il centro di ricerca e apprendimento Tice, le università di Reggio e Modena nonché Parma, l'assoiazione di autismo Aut Aut.

L’obiettivo ultimo è quello di «colmare alcune lacune del servizio pubblico e offrire ai genitori in provincia le stesse opportunità della città: un servizio tagliato su misura in base ai bisogni di ciascuno».

Grazie a queste rete sinergica, tre studentesse – Adele Vero, Agnese Fontechiari e Irene Liuzzo – si sono specializzate nel metodo Aba, applicandolo in concreto sui minori a loro affidati.

«Abbiamo voluto un forte legame con l’università e la ricerca scientifica, per mettere a disposizione le ultime tecnologie, e la gran parte dei fondi è andata a coprire la formazione, visto che è proprio la formazione il punto dolente» afferma Riccò.

I bambini autistici che hanno partecipato a questa sperimentazione sono stati undici, dagli 8 ai 14 anni, provenienti per la maggior parte dalla Val d’Enza ma anche da Reggio e Casalgrande. «C’è penuria di simili servizi – prosegue Riccò – i bimbi sono troppo pochi, sul territorio ce ne sono molti di più: il nostro sogno è di implementare l’iniziativa, di fare rete con altri soggetti, di raggiungere le numerose famiglie in difficoltà».

Intanto, però, i fondi che l’anno scorso sono stati messi a disposizione da AbaRe, da Aut Aut e da Fondazione Manodori sono in forse e al momento non è dato nemmeno sapere se la “scuola speciale” potrà ripetersi.

«Manodori deve esprimersi entro l’anno sul finanziamento di un progetto da noi presentato – conferma Riccò – ma sappiamo che hanno ristretto gli interventi. Rivolgiamo un invito alla solidarietà».

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