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Delrio lancia subito la sfida elettorale «Ok al Mattarellum»

Delrio lancia subito la sfida elettorale «Ok al Mattarellum»

Il ministro reggiano ieri a Roma per l’assemblea del Pd «Il voto del referendum dice che gli italiani vogliono votare»

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REGGIO EMILIA. «Il voto del popolo di domenica 4 dicembre ha detto anche che gli italiani vogliono andare a votare presto, bisogna dirlo questo. Vorrei che questo punto rimanesse nell’agenda. Non dobbiamo avere paura del voto, se lo diciamo siamo più deboli». E poi: «Benissimo partire dal Mattarellum, perchè venendo qui ho avuto una grande paura che fossimo diventati tutti proporzionalisti. Il Pd è nato con vocazione maggioritaria, con un’idea di rafforzare gli esecutivi. La palude del proporzionale ci porta a esecutivi che non decidono mai». E infine: «Il Pd ha bisogno di una terza via tra capitalismo e populismo. Noi l’abbiamo studiata ma non abbiamo dato una risposta sufficiente». Parla poco dopo Renzi. E, nel suo discorso, cita Gramsci e Pasolini, strappando applausi e anche sorrisi. Come quando involontariamente gli sfugge uno «stiamo sereni...» con cui ha tranquillizzato qualche giorno prima due signore al supermercato, aggiungendo subito dopo un ironico «...direbbe Matteo». È per bocca del ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio, che nell’assemblea nazionale Pd è arrivata ieri la richiesta più forte di un ritorno alle urne il prima possibile. Una posizione condivisa con l’ex premier, Matteo Renzi, che nella sua relazione di apertura aveva appena lanciato con forza l’ipotesi delle elezioni anticipate e del ritorno al Mattarellum. Una relazione, quella di Renzi, che Delrio giudica «una analisi seria e severa», entrando subito in clima elettorale, davanti al migliaio di delegati arrivati all’Ergife, fra i quali anche una decina di reggiani. Come il sottosegretario regionale, Andrea Rossi, il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, il sindaco di Boretto, Massimo Gazza. E poi le consigliere regionali, Ottavia Soncini e Roberta Mori, Anna Maria Marconi, i parlamentari Maino Marchi e Paolo Gandolfi. «Benissimo la conferenza programmatica proposta da Epifani – esordisce il ministro rivolgendosi a Renzi e alla platea – che parte dal basso per essere in sintonia con la pancia del Paese non per assecondarla. Trovo omissiva però la tua relazione, Matteo: il voto del 4 dicembre ha detto anche un’altra cosa. Che gli italiani vogliono andare a votare presto e noi come partito abbiamo proposto in direzione di fare tutti un passo indietro e che qualcuno insieme a noi si prenda la responsabilità di traghettare rapidamente il Paese alla legge elettorale e al voto. Vorrei che questo punto rimanesse in agenda. Si vuole che le politiche che andremo a fare siano legittimate da una proposta. Quindi non dobbiamo avere paura del voto. Altrimenti saremo più deboli. Essere in sintonia con la nostra gente vuol dire ascoltare anche questo messaggio». Nel suo intervento, il ministro focalizza in particolare la sfida elettorale su due aspetti: il contrasto a un capitalismo «fuori giri» e ai rinnovati populismi. E’ proprio in funzione di questi argomenti che il ministro cita Gramsci («mi scuserà Cuperlo», scherza), indicando come antidoto una ripartenza «dai territori, dal municipalismo e da alti valori e princìpi che dobbiamo tenere fermi». (e.spa.)

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