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Reggio Emilia, coltello alla gola: rapinata una 19enne barista in via Matteotti

di Leonardo Grilli
Reggio Emilia, coltello alla gola: rapinata una 19enne barista in via Matteotti

Due criminali hanno minacciato la ragazza mentre lavorava al bar Domino. La madre: «Chiediamo aiuto, siamo disperati»

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REGGIO EMILIA. Le hanno puntato alla gola un grosso coltello a serramanico, l’hanno minacciata e insultata in ogni modo e alla fine l’hanno costretta ad aprire la cassa e consegnare i contanti guadagnati in una giornata di lavoro.

Vittima di questa rapina a mano armata una ragazza di appena diciannove anni, che lavora al bar Domino di via Matteotti, dove aiuta la madre, titolare dell’esercizio, per pagarsi gli studi di Economia all’università di Modena e Reggio Emilia.

Tutto è successo domenica poco dopo le 19.30, appena prima dell’orario di chiusura. Nel bar tutti i clienti ormai se ne erano andati da qualche minuto e la diciannovenne stava per chiudere le saracinesche. È stato allora che i due criminali, coperti da sciarpe e cappelli, hanno fatto irruzione coltellacci alla mano. Hanno reso inoffensiva la giovane, minacciandola con le armi da taglio, e hanno cominciato a frugare in tutto il bancone. Hanno provato a forzare la cassa, non ci sono riusciti e, dopo aver insultato pesantemente la loro vittima, l’hanno costretta a consegnare l’incasso della giornata, circa 300 euro in contanti. Poi, dopo aver aggredito verbalmente la studentessa, si sono dati alla fuga a piedi.

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A raccontare tutto è la madre della ragazza, Oxana Oxanitch, esasperata e furibonda per quanto successo alla figlia.

«Erano circa le 19.35 – racconta il giorno dopo dietro al bancone del bar – quando i due individui sono entrati nel locale. Probabilmente hanno seguito mia figlia, hanno aspettato che tutti i clienti fossero usciti e poi hanno colpito. Era poco prima dell’orario di chiusura, mia figlia ha diciannove anni e mi dà una mano per pagarsi gli studi universitari, non ha pensato di chiudere a chiave la porta nonostante fosse rimasta da sola». E di questa “leggerezza” hanno approfittato i rapinatori.

«Erano armati con dei grossi coltelli a serramanico – prosegue la donna – non i cutter usati di solito dai tossici. Uno ha minacciato e bloccato mia figlia mentre l’altro ha tentato di forzare il cassetto del registratore di cassa. Poi hanno preteso da lei che aprisse e gli consegnasse il denaro mentre la insultavano in modi orribili. Mia figlia, nonostante la paura è rimasta lucida e, all’arrivo della polizia, ha descritto come poteva i criminali. Uno sembrava mediorientale mentre l’altro aveva un accento dell’est Europa».

Questo episodio però è solo l’ultimo di una lunga serie di crimini: «Hanno colpito la tabaccheria, le cantine della case, è un disastro. Grido aiuto al Comune e allo Stato, non ne possiamo più e ci sentiamo abbandonati».

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