A piedi da Reggio Emilia a Bruxelles per fermare un genocidio
La dura ma esaltante esperienza di Riccardo e John, due giovani di Cavriago: «In Congo avvengono atrocità nel nome del profitto senza scrupoli»
CAVRIAGO. C'è chi cammina una mezz'oretta ogni giorno per tenersi in forma, chi si cimenta nelle maratone cittadine per dimostrare le propri attitudini agonistiche, e chi, come due amici di Cavriago, si avventurano in una marcia che dura ben 47 giorni. E tutto questo non con velleità competitive ma solo per trasmettere un messaggio di natura umanitaria.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:foto-e-video:1.9628391:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/foto-e-video/2014/07/20/fotogalleria/da-reggio-a-reggio-per-la-pace-1.9628391]]
Protagonisti di questa impresa sono Riccardo Montanari, un giovane di 26 anni che dopo gli studi all'Iti fa l'animatore sociale per una cooperativa e John Mpaliza, ingegnere informatico originario del Congo che da 21 anni a Cavriago. «E' stato proprio lui – dice Montanari – che mi ha coinvolto in questa esperienza. La meta finale è stata Bruxelles dove abbiamo consegnato agli europarlamentari l'invito ad intervenire e denunciare il genocidio che si sta consumando a Beni, località della regione di Kivu, nel nord-est del grande paese africano». La partenza è avvenuta il 23 ottobre e si è prolungata sino all'8 dicembre inframmezzata soltanto da 6 giorni di riposo.
Nel 2014 un altro viaggio di John e Riccardo: da Reggio Emilia a Reggio Calabria
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.14598138:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadireggio/locale/da-reggio-a-reggio-per-la-siria-e-il-congo/32058/32125]]
«L'amico John – prosegue Montanari – opera sotto l'egida della Race Walking Man, una fondazione di carattere sociale impegnata nella tutela di chi è vittima di inimmaginabili sofferenze. Come avviene appunto in quella zona congolese dove vengono estratti cobalto e coltan, preziosi minerali che servono per alimentare le batterie e miniaturizzare le schede elettroniche. Un lavoro segnato da brutalità e autentiche “pulizie etniche” sulle popolazioni locali, nel nome di un arricchimento personale fatto senza alcun scrupolo. Per questo ho sentito il dovere di unirmi a questa denuncia ed ho accettato di affiancarlo nella lunga camminata: un’esperienza che non dimenticherò».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.5481000:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2012/07/30/news/e-partita-la-marcia-da-reggio-a-bruxelles-per-la-pace-in-congo-1.5481000]]
La partenza è avvenuta in città, da piazza Prampolini e per gestire le soste e l’ospitalità durante il mese e mezzo di cammino «abbiamo fatto ricorso al passaparola e sono venuto a contatto con tantissime persone. Tutti si sono gentilmente prestati per assicurarci un riparo. Siamo risaliti verso il Nord passando da Rovereto e Bolzano prima di proseguire verso il Brennero e il confine, incontrando sempre tante persone, tanti giovani, che hanno concretamente sostenuto la nostra missione. La causa per la quale ci stiamo battendo viene condivisa da migliaia di persone, non solo in Italia». Montanari ricorda che qualche anno fa altri tre reggiani si erano cimentati in un’analoga impresa: «Sono occasioni che aiutano a rendersi conto che dietro alla tecnologia di cui ci serviamo, ci sono spesso storie di sofferenze e mancato rispetto dei diritti umani».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
