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La cooperativa Unieco lascia a casa metà dipendenti

di Giuseppe Galli
La cooperativa Unieco lascia a casa metà dipendenti

Reggio Emilia, l’azienda ha comunicato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo che riguarda 170 dei 342 occupati

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REGGIO EMILIA. Nell’attesa di capire se il salvataggio di Unieco andrà a buon fine, a pochi giorni dal Natale arriva la prima, dura mazzata per i lavoratori, già da tempo in cassa integrazione straordinaria. L’ex colosso cooperativo dell’edilizia, impegnato a trovare un accordo con un pool di tredici banche per scongiurare l’ipotesi liquidazione, ha infatti comunicato l’attivazione della procedura di licenziamento collettivo.

La riduzione del personale – che fa parte del piano di salvataggio varato dal cda di Unieco presieduto da Cinzia Viani – è un passaggio consentito dalla legge per aziende che vivono, come la coop di via Ruini, situazioni di forte crisi. La possibilità di proporzionare il personale alla quantità di lavoro e appalti in essere è fondamentale, per Unieco, nel caso in cui il piano di salvataggio della cooperativa vada a buon fine.

A farne le spese, però, per il momento è la metà dei dipendenti, dal momento che la cooperativa – in una comunicazione asciutta fatta pervenire a sindacati e lavoratori, in cui si parla della necessità di proporzionare il personale alla quantità di lavoro – parla di 170 esuberi, su 342 dipendenti totali.

Da ieri mattina i funzionari della Fillea Cgil hanno subito avviato un confronto con i vertici di Unieco e convocato un’assemblea urgente dei lavoratori, che si è svolta ieri pomeriggio. «Per i dipendenti, purtroppo, quella degli esuberi non è una novità assoluta – spiega Rudi Zaniboni, funzionario della Fillea Cgil – Già tre anni fa, quando si è cominciato a parlare delle difficoltà in cui versava la cooperativa, si era parlato della necessità di riduzione dell’organico: gli esuberi, si diceva, erano 150».

Nel frattempo, però, sessanta lavoratori sono rimasti a casa per motivi vari e molti di essi hanno trovato un nuovo lavoro, mentre per gli altri – nel tempo – sono entrati in cassa integrazione e lavorano in modo ridotto: «Dopo i 60 che sono usciti, gli esuberi sono evidentemente aumentati – evidenzia ancora Zaniboni – La revisione dei piani ha portato la cooperativa a fare ulteriori scelte ma l’evidenza dei fatti è che gli esuberi sono passati da 150 a 230».

La comunicazione dell’attivazione della procedura di licenziamento collettivo apre una fase tutta nuova nel confronto fra sindacati, lavoratori e cooperativa, che prevede un passaggio in Regione Emilia Romagna e la sua conclusione nel giro di un mese: «Abbiamo convocato subito i lavoratori per fare un quadro della situazione – aggiunge Zaniboni – anche perché, con il Natale alle porte, c’era la necessità di fare subito chiarezza. Ci siamo aggiornati ai primi giorni di gennaio perché, da qui al nuovo anno, dovremo aspettare di vedere come andranno la trattativa con le banche e il piano di salvataggio».

Il rischio concreto, tutt’altro che scongiurato, rimane lo spauracchio liquidazione: «In quel caso, si aprirebbe tutt’altro scenario, con conseguenze ben più pesanti. È quasi imbarazzante dirlo ma, in questo momento, quei 170 esuberi rappresentano la “migliore delle ipotesi”. Rischiamo, infatti, di trovarci con 340 persone in disoccupazione. E, comunque vada a finire, la situazione è e resta drammatica».

Ora non resta che attendere, in attesa di iniziare una “partita” complessa: «Abbiamo aperto un tavolo con l’azienda e il confronto resta aperto per vedere insieme tutto ciò che si potrà fare. Vedremo come si potranno alleviare i disagi che questa situazione provocherà ai 170 lavoratori e alle loro famiglie. Chi sta pagando questa profonda crisi della cooperazione, in particolare quella del settore edilizio, è tutto il territorio reggiano. Il vero tema della crisi della cooperazione è la crisi di Reggio Emilia, che deve coinvolgere anche altri attori».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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