Scoperto un arsenale di armi, arrestato un imprenditore agricolo
Reggiolo: Lorenzo Lanfredi, 34 anni, nascondeva in una abitazione pistole, fucili e munizioni. Sequestrata anche una carabina ad aria compressa risultata rubata. Per il gip l’uomo è pericoloso
REGGIOLO. Gli hanno trovato, in casa e sul luogo di lavoro, un vero e proprio arsenale. Per questo motivo Lorenzo Lanfredi, 34enne residente a Guastalla e domiciliato a Reggiolo, titolare di aziende agricole, è stato arrestato con l’accusa di illecita detenzione di armi e munizioni nonché per il reato di ricettazione: un’arma risulta rubata.
Il blitz dei carabinieri della Compagnia di Gonzaga (Mantova) è avvenuto giovedì scorso, partendo dall’abitazione suzzarese del custode di un’azienda agricola dove il 34enne lavora, trasformata dall’imprenditore, che probabilmente si sentiva al sicuro, in un deposito di armi. Lì i militari hanno rinvenuto la maggior parte delle sue armi: un fucile da caccia con il calcio segato e la matricola abrasa; una pistola giocattolo trasformata (tramite la sostituzione della canna) in un’arma comune calibro 7.65; un fucile a pompa Winchester di cui il proprietario, tempo fa, ha denunciato lo “smarrimento” dopo averne constatato la mancanza (perciò non si può escludere che gli sia stato rubato); una carabina ad aria compressa, di notevole potenza e classificata come arma comune da sparo, risultata rubata; circa 2.500 munizioni di svariati calibri, modelli e fabbricazione (tra le quali alcune ritenute armi da guerra); polvere da sparo; pallettoni di piombo; balestre; armi giocattolo prive di tappo rosso; coltelli; fionde e altro materiale atto ad offendere.
I carabinieri hanno quindi proceduto alla perquisizione domiciliare nell’abitazione di Lanfredi, a Reggiolo, dov’è saltata fuori una delle armi. Per l’imprenditore agricolo, secondo gli inquirenti noto per i suoi trascorsi giudiziari sempre in materia di armi, sono quindi scattate le manette. Sabato scorso in tribunale a Reggio si è svolta l’udienza di convalida davanti al gip Angela Baraldi. Lanfredi, assistito dall’avvocato Domenico Noris Bucchi, ha risposto alle domande: si è definito un collezionista e, durante un interrogatorio durato un’ora e mezza, ha fornito la sua versione, punto per punto, su ogni ritrovamento.
Il pm Claudio Santangelo - che coordina l’indagine - ha chiesto la misura cautelare in carcere. Il gip ha convalidato l’arresto, riservandosi di decidere sulle misure cautelari; riserva che ha sciolto ieri mattina, disponendo la permanenza in cella sulla base della gravità indiziaria e della pericolosità sociale (le armi sono funzionanti).
Ieri pomeriggio il difensore Bucchi ha avuto un colloquio dietro le sbarre con il 34enne. «Il mio assistito ha alle spalle un unico precedente legato alle armi, una semplice contravvenzione. Riteniamo che le esigenze cautelari potevano essere salvaguardate anche attraverso una misura più lieve come gli arresti domiciliari. Valuteremo quale strada intraprendere» ha dichiarato.
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