«Condannato per una firma che non è mia»
Andrea Ukmar è tra i cittadini chiamati a difendersi dopo le irregolarità nelle elezioni comunali 2014
REGGIOE MILIA. «Nel 2014 ho fatto un favore a un amico, che mi chiedeva di sostenere una lista elettorale: io, che di politica mi interesso ben poco, ho firmato ad un banchetto. Ora mi ritrovo a dover affrontare un processo penale, a mie spese, per difendermi da un reato che non ho mai commesso. Ora ho paura anche a firmare una bolla di lavoro: non firmerò mai più niente in futuro, non sai mai che uso potrebbero farne».
Andrea Ukmar, 49 anni, è uno dei 370 ignari reggiani coinvolti nell’inchiesta sulle irregolarità nella raccolta firme per le liste politiche alle elezioni comunali del 2014: erano ben 19 quelle in lizza e le doppie firme - vale a dire i nominativi che compaiono come sostenitori in due elenchi differenti - non si contano e paiono trasversali, stando all’inchiesta aperta in Procura su segnalazione degli stessi uffici comunali. Nel caso specifico, Ukmar aveva sottoscritto la lista Centro Democratico; ma se questa firma è stata da lui riconosciuta, un’altra è comparsa anche tra i sostenitori della lista Italia dei Valori: «Cosa che non ho mai fatto - spiega - la sigla Idv è palesemente falsa, si nota a occhio nudo».
Ma questi particolari Ukmar li ha scoperti negli ultimi giorni, dopo che il 16 dicembre scorso, come un fulmine a ciel sereno, gli è stato notificato un atto giudiziario: un decreto penale di condanna, consistente in una pena pecuniaria (200 euro). «Non è per i 200 euro - prosegue il 49enne - fosse per me non verserei nemmeno 20 euro, sho già i miei problemi e ora salta fuori all’improvviso anche una vicenda del genere a mia insaputa. Il problema è che, come mi ha spiegato l’avvocato Giulia Dall’Aglio alla quale mi sono rivolto perché non capivo cosa fosse quell’atto, si tratta in ogni caso di una condanna, che sporca la mia fedina penale: se non presento ricorso, con relativa denuncia contro ignoti, la fedina penale rimarrà macchiata».
A Ukmar non resta altro che fare opposizione legale, affrontando un processo ordinario con tanto di prove testimoni - con tutto quello che significa a livello di costi e tempi lunghi - per dimostrare la propria innocenza. Una situazione che coinvolge anche parecchi pensionati ignari e che secondo Ukmar grida vendetta. «Il mio avvocato mi ha riferito che in cancelleria c’era la fila di legali, in attesa di ottenere il fascicolo, tutti lì per doppie firme in numerose liste. Io mi chiedo: se i casi sono così numerosi, se lo stesso Comune ha segnalato un fenomeno ordito alle spalle dei cittadini, a mio avviso l’ultima cosa da fare era condannare i singoli firmatari. Non si poteva indagare sui responsabili che hanno messo in atto il piano? Certo, è più semplice condannare persone ignare».
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