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«Il cemento? Fermato solo dalla crisi»

«Il cemento? Fermato solo dalla crisi»

Casalgrande, Montelaghi critica la giunta: «Il Pd si autocelebra ma scontiamo ancora gli effetti del Prg del 2000»

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CASALGRANDE. Un territorio già sin troppo abitato e cementificato, un ponte e un’area verde che non convincono e l’eterno tema dello scalo di Dinazzano. Poche settimane fa il consiglio comunale ha approvato Psc (Piano strutturale comunale) e Rue (Regolamento urbanistico edilizio), i principali strumenti di regolamentazione del territorio, con il solo voto contrario di Andrea Montelaghi di Sinistra per Casalgrande. La maggioranza Pd ha commentato con soddisfazione il risultato e l’inversione di tendenza contenuta nel Psc, per evitare di consumare nuovo suolo verde puntando piuttosto al riciclo di aree industriali già presenti e oggi inutilizzate. Un esempio concreto arriverà nel 2017 con l’apertura a Salvaterra e Casalgrande Alto di due nuove sedi del gruppo System, ampliamenti di stabilimenti già attivi e ora trasferiti e ingranditi.

Montelaghi resta convinto del suo no e sottolinea i limiti del Psc. «La maggioranza Pd si è autocelebrata pur sapendo che Casalgrande è il 4° Comune della provincia per densità di abitanti (509,97 per kmq), che sconta ancora gli effetti del Prg del 2000 che ha visto rovesciare tonnellate di cemento sul nostro Comune e che ancora non ha raggiunto i suoi limiti solo per la sopraggiunta crisi». Il nuovo Psc indica un fabbisogno abitativo «di circa 1.350 alloggi/famiglia, quindi circa 3 o 4mila abitanti in più da qui al 2025, facendo casualmente coincidere il "fabbisogno" abitativo con le previsioni del vecchio Prg ancora da attuare». Per il consigliere di opposizione è il concetto a essere sbagliato: «È inappropriato parlare di "fabbisogno" abitativo in presenza di una flessione demografica e senza che sia realisticamente prevedibile un aumento dell'occupazione».

Le contestazioni vengono estese ad altre opere nella zona di Salvaterra. Nel Psc «si parla di un terzo ponte sul Secchia, più o meno all'altezza di Salvaterra, contestato dalla Provincia e quindi cancellato dalla cartografia». Questo ponte, per Montelaghi, avrebbe un impatto negativo a livello di inquinamento, perché «porterebbe nuovi e massicci flussi di traffico nel nostro territorio». Si resta nei dintorni per un'area agricola in via 1° Maggio, che «viene messa in gioco per un'eventuale nuova urbanizzazione». Se «si realizzassero talune condizioni specificate nel Psc, si tratterebbe di un'area ritenuta un vuoto urbano da riempire, ma in realtà è verde campagna ai margini del paese». Infine, uno storico argomento di battaglia politica-ambientale casalgrandese, l’ampliamento dello scalo ferroviario di Dinazzano, che serve il distretto ceramico: «Il Psc si limita a congelare le dimensioni dello scalo, ma non esclude futuri ampliamenti a seguito di specifiche richieste e trattative», avverte Montelaghi, che avrebbe preferito «una forte presa di posizione dell'amministrazione contro ogni ipotesi di ampliamento». (adr.ar.)

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