Coppia di pensionati da più di un mese senza telefono fisso
Canossa: il problema dei coniugi Ziveri, di 81 e 85 anni «Viviamo in una casa isolata e i cellulari funzionano male»
CANOSSA. «Un mese senza telefono fisso, in una casa isolata dove il cellulare prende e non prende. E dove non ci trovano dall’ospedale e dai sindacati».
Stanno vivendo diversi disagi, Ariella e Giuseppe Zivieri, pensionati di 81 e 85 anni che vivono poco lontano da Cerredolo dei Coppi, nella zona più elevata del territorio di Canossa. Non riescono a ottenere dalla Telecom l’installazione del telefono fisso, nonostante richieste, chiamate e reclami, e questo sta creando tanti problemi concreti, oltre ad alimentare insicurezza.
«Noi viviamo in una casa isolata, siamo solo noi. È una vecchia casa che abbiamo appena ristrutturato, e in cui vivono anche nostra figlia, nostro genero marito e i nipoti. Durante i lavori di sistemazione ci eravamo trasferiti a Cerredolo dei Coppi, facendo spostare la linea telefonica – racconta Ariella –. Ora la casa è finalmente pronta e abbiamo chiesto che ci rispostassero la linea, ma dopo un mese ancora non si è mosso nulla». E le paure ci sono. «Mia figlia, il marito e i nostri nipoti sono a Parma dalle 7 del mattino alle 8 di sera, per lavoro e per studio – prosegue Ariella –. Noi siamo anziani, mio marito è appena stato operato e siamo isolati per gran parte della giornata, qui da noi non passa praticamente nessuno, non siamo più nel paese. Se succedesse qualcosa, non sapremmo come fare».
La prima alternativa che salta alla testa è il cellulare, ma in Appennino questa strada non è una garanzia. «Il telefonino va e viene, la linea non prende mai bene, in una stanza si riceve e nell’altra no, in un piano si riceve e nell’altro no. Ogni volta che telefono col cellulare devo camminare in continuazione per la casa cercando di trovare il punto in cui la linea tiene, non è certo una garanzia o una comodità», ribatte sconsolata l’abitante di Cerredolo dei Coppi.
Questo mese di silenzio sulla linea fissa ha già creato dei disagi concreti, oltretutto. «Mio marito è dovuto andare al sindacato a Montecchio per risolvere una questione, era scaduta una rata dell’Imu e non l’abbiamo pagata. – sottolinea la signora Zivieri –. Dal sindacato non sapevano come fare per trovarci, il cellulare non prendeva mai e il fisso non c’era. E non sappiamo neppure se dall’ospedale ci hanno cercato per qualche comunicazione dopo l’intervento chirurgico, dopo ho dato come riferimento il cellulare di mia figlia, ma lei al lavoro deve tenere spento obbligatoriamente il telefono e quindi cambia poco. Ormai non sappiamo più come fare, siamo preoccupati se dovesse succederci qualcosa. Non sapremmo proprio come dare l’allarme e questo non ci fa stare tranquilli. Capisco i tempi lunghi, ma qui non abbiamo mai risposte, e il nostro è un caso particolare, siamo anziani, siamo in una zona dove i cellulari non prendono e siamo gran parte del tempo da soli». (adr.ar.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
