Firme false, l’avvocato: «Cado dalle nuvole»
Elezioni 2014, Marceddu tra le 370 persone condannate con decreto penale: «Ma non l’ho ricevuto»
REGGIO EMILIA. Il suo nome compare nell’elenco dei 370 reggiani colpiti da decreto penale di condanna per l’indagine delle doppie firme: ma l’avvocato Manlio Marceddu, 68 anni, storico civilista reggiano, ne è all’oscuro.
E ci scherza sopra: «Cado dalle nuvole, come direbbe Checco Zalone. Ho commesso tanti errori in vita mia, ma questo non mi risulta».
L’indagine, avviata dal pm Giulia Stignani su segnalazione del Comune per irregolarità nella raccolta firme per le elezioni amministrative del 2014, riguarda trasversalmente buona parte delle 19 liste presentate e continua a far piovere in questi giorni su ignari sottoscrittori (molti dei quali riconoscono una firma, ma non l’altra) il decreto penale, consistente in una sanzione pecuniaria di 200 euro: ma occorre difendersi in sede legale per non avere la fedina penale macchiata. E molte delle notifiche sono ancora in fase di esecuzione.
Nel caso dell’avvocato Marceddu, il suo nominativo compare contemporaneamente come sostenitore di due liste di sinistra. «A me non è stato notificato nulla, è possibile che l’atto arrivi nei prossimi giorni», afferma l’interessato, che nega la circostanza: «Non ricordo di aver sottoscritto nulla, se non anni addietro dei referendum dei radicali: di certo non per le amministrative. Anche perché io sono di destra, è alquanto improbabile che simpatizzi per liste di sinistra».
Sulla pioggia di decreti, il legale stigmatizza il modo di procedere della Procura: «Si dovrebbe svolgere un’indagine, senza dubbio ardua, per cercare di scoprire i responsabili, prima di spedire decreti penali. Un fenomeno del genere non fa altro che allarmare la popolazione: non si può agire così a raffica, senza soppesare». Ai numerosi cittadini che in questi giorni si stanno rivolgendo agli studi legali, Marceddu consiglia, in questa prima fase, di fare da sé, presentando opposizione (gratuita) entro 15 giorni dalla notifica all’ufficio decreti penali del tribunale oppure di rivolgersi «almeno in una decina di persone ad un unico legale, per suddividere le spese». Peccato che la maggior parte dei “condannati” non sia a conoscenza di chi siano le altre persone presenti nell’elenco. (am.p.)
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