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Maggiordomo condannato per la rapina

Maggiordomo condannato per la rapina

Due anni e otto mesi a Luigi Manici, per decenni collaboratore di Aldo Ferrari. Tre anni e due mesi ai due complici moldavi

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VENTASSO. Due anni e otto mesi di reclusione e oltre 5mila euro di sanzione come provvisionale per la parte civile. È la condanna sancita dal tribunale di Parma per Luigi Manici, 66enne di Collagna, uno dei basisti della clamorosa rapina avvenuta il 15 luglio 2015 ai danni del faccendiere Aldo Ferrari, di cui è stato maggiordomo e tuttofare per decenni. Quel giorno due uomini sono penetrati nella villa e, dopo aver picchiato il proprietario, hanno portato via beni per decine di migliaia di euro. I responsabili materiali sono due giovani moldavi, il 30enne Artur Clisevici e il 29enne Ion Timotin, arrestati nel febbraio 2016 e ora condannati a tre anni e due mesi dopo aver patteggiato. Dal primo momento era però stato chiaro che la rapina era stata guidata da qualcuno che conosceva benissimo l’enorme residenza di Ferrari, figura tanto nota quanto discussa nel Parmense, coinvolto in scandali e fallimenti nel corso degli anni.

Clisevici e Timotin avevano usato degli accessi secondari e delle chiavi, e sapevano comune muoversi bene. I sospetti sono da subito finiti su Manici, che proprio il 14 luglio, un giorno prima della rapina, si era congedato definitivamente dal lavoro per trasferirsi in Moldavia, il paese di origine della giovane moglie, così come di Clisevici e di Timotin.

Le indagini avevano permesso di ricostruire tutta la vicenda, seguendo sempre la “pista moldava”. Alcune riprese video hanno mostrato uno dei due autori, Clisevici, intrattenersi tranquillamente nella villa assieme a Manici, girando fra i vari ambienti, pochi giorni prima della “visita” notturna. Le scuse erano semplici ed efficaci: Clisevici era stato convocato da Manici per valutare le manovre necessarie ad un trasloco, e in un’occasione aveva portato con sé la moglie, pure lei moldava e amica della coniuge di Manici. In questo modo nessuno si era insospettito per la loro presenza e per le varie camminate fra giardini e camere. Per arrivare materialmente al maggiordomo reggiano ci sono voluti però lunghi mesi, perché Manici è rimasto al sicuro in Moldavia dal 15 luglio 2015 sino alla primavera 2016. Ad aprile ha fatto ritorno in Italia, forse per una visita o per controllare la casa di famiglia in Appennino, e proprio in montagna è stato arrestato dagli agenti delle squadre mobili della polizia di Parma e Reggio Emilia, in un’azione congiunta partita da una segnalazione. Una volta fermato, anche per Manici è iniziata la trafila giudiziaria, ed il primo grado si è concluso in questi giorni quando il giudice delle udienze preliminari del tribunale di Parma ha condannato il 66enne a due anni e otto mesi di reclusione, cui vanno aggiunti circa 5mila euro come provvisionale per la parte civile. Al momento dell’arresto Manici era stato scoperto con oltre 500 monete antiche nascoste nel bagaglio, appartenenti alla collezione di Ferrari. Per anni il faccendiere aveva affidato a Manici un commercio di monete e francobolli, e il maggiordomo aveva probabilmente trattenuto per sé diversi oggetti di valore. (adr. ar.)

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