«Mi ha picchiata e voleva violentarmi»
La drammatica testimonianza in tribunale di una 36enne: a processo un uomo di 47 anni, ma lui è irreperibile
REGGIO EMILIA. «Stavo camminando quando all’improvviso mi ha avvicinato uno sconosciuto. Ha iniziato a insultarmi. Voleva fare sesso con me a pagamento: “Sei una putt... ci devi stare”, continuava a ripetere. Io gli ho risposto di no, più volte. Lui mi ha presa per le braccia, mi strattonava, ha tentato di girarmi e di baciarmi sulla bocca. Al mio ennesimo rifiuto mi ha tirato un pugno sul volto».
Questa la drammatica testimonianza, ieri in tribunale, di una donna di 36 anni di origine marocchina, parte lesa in un processo per percosse e tentata violenza sessuale. I fatti risalgono alla sera del 31 gennaio 2015 quando, alle 23, la giovane fu avvicinata mentre camminava da sola in via Adua, nel quartiere di Santa Croce, da un uomo – poi identificato in un 47enne marocchino – che la molestò sessualmente. «Quell’uomo aveva il fiato che puzzava di alcol, mi sono spaventata molto. Gli dicevo di lasciarmi stare. Sul posto poi è arrivata la polizia e io sono stata portata al pronto soccorso». Agli atti è stato acquisito un certificato medico che dimostra una prognosi di cinque giorni stilata in ospedale, mentre in aula sono stati sentiti anche il poliziotto che arrivò sul posto e il medico del pronto soccorso che prestò le cure alla giovane. «Dopo qualche giorno – ha proseguito la 36enne – lui mi ha fatto avvicinare dai suoi amici, poi è arrivato di persona chiedendomi scusa e di perdonarlo, che aveva famiglia e figli. A quel punto decisi di ritirare la querela».
Di fatto il 47enne organizzò un incontro in un bar: alla presenza di altri connazionali, l’imputato chiese scusa alla donna, affermando che quella sera era ubriaco e che il suo comportamento era dovuto all’abuso di alcol. La giovane ritirò la querela, ma il pm Maria Rita Pantani ha proceduto d’ufficio, vista la tipologia di reato, sulla base della relazione della questura. E ieri si è svolta la seconda udienza, davanti al collegio presieduto dal giudice Dario De Luca (a latere Ramponi e Cardarelli), con la drammatica audizione della vittima. Da notare che l’imputato, difeso d’ufficio dall’avvocato Roberta Tadiello (ieri sostituita dall’avvocato Francesca Frontera), non è mai andato in carcere e non è stato ascoltato, visto che risulta irreperibile: il suo difensore non è nemmeno certo che si trovi in Italia. Il procedimento è stato rinviato al primo marzo 2017.
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