«Qualcuno l’ha messa in casa» ma il giudice lo tiene in cella
REGGIO EMILIA. «La droga non appartiene a me, ce l’ha messa qualcuno». È stata questa la versione di Mohamed Raisse, 34 anni, il marocchino arrestato con l’ingente quantitativo di hascisc. L’udienza...
REGGIO EMILIA. «La droga non appartiene a me, ce l’ha messa qualcuno». È stata questa la versione di Mohamed Raisse, 34 anni, il marocchino arrestato con l’ingente quantitativo di hascisc. L’udienza di convalida non ha lesinato scintille, perché in un primo tempo l’imputato, difeso dall’avvocato Franco Beretti, pareva volersi avvalere della facoltà di non rispondere. Poi però ci ha ripensato, rispondendo alle domande in modo ritenuto reticente. Tanto che il giudice Andrea Rat ha perso la pazienza, incalzando l’imputato e chiedengoli come sia possibile che uno sconosciuto entri in casa e depositi 4 kg di hascisc a sua insaputa. L’imputato ha dichiarato che in quell’abitazione di via Piccard non ci abita, ha il domicilio altrove: quell’appartamento spoglio (di cui ha le chiavi) lo sta preparando per l’arrivo in Italia della moglie e anche i suoi fratelli vanno e vengono.
«Ho aperto io a qualcuno, ma non voglio metterlo nei guai», ha dichiarato. Il giudice ha fatto mettere a verbale che l’arrestato, sollecitato più volte a dire il nome di questo terzo soggetto, non ha voluto indicarlo. Al termine della tesa seduta, il pm onorario ha chiesto la convalida dell’arresto, la convalida dei sequestri preventivi di droga, denaro, auto e la custodia cautelare in carcere, sostenendo che il 34enne aveva addosso 4 cellulari e 1.500 euro in contanti e che la somma totale rinvenuta, 4.500 euro, è da ritenersi provento di spaccio, visto che non risulta che il marocchino lavori (circostanza contestata dal 34enne, che si è definito operaio, con regolari buste paga dal 2012 ad oggi). Il difensore Beretti ha sottolineato che lo stupefacente è stato rinvenuto non nel domicilio del 34enne, dove non è stato trovato nulla, bensì in un’altra abitazione in sua disponibilità, perciò ha avanzato richiesta di arresti domiciliari, ritenendoli una misura proporzionata: «In attesa di chiarire, visto che il mio assistito mi ha appena confidato di voler fare il nome di quel qualcuno». Il giudice Rat evidentemente non ci ha creduto, poiché ha disposto che Raisse resti in carcere.
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