Crac Burani, il processo si riapre in appello
Slitta la sentenza: ieri a Milano chiesta e ottenuta dalla difesa una perizia sulle consulenze
REGGIO EMILIA. Crac Burani del 2010: la Corte d’Appello seconda sezione di Milano smentisce la condanna del primo grado e riapre il processo a carico di Walter e Giovanni Burani, marito e figlio della nota stilista, rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato della maison di Cavriago, accusati di bancarotta fraudolenta aggravata.
In primo grado padre e figlio erano stati condannati a 6 anni di reclusione a seguito dell’inchiesta dell’allora pm milanese Luigi Orsi, il quale in requisitoria aveva definito il fallimento del gruppo della moda “una bancarotta da antologia”. Tre i capi d’imputazione: i primi due su operazioni finanziarie dubbie, come il lancio dell’Opa ad un prezzo estremamente superiore a quello di mercato e l’effettiva irregolarità di alcune postazioni contabili, mentre un terzo capo riguarda la falsità contabile proprio della Mariella Burani Fashion Group. Tutti aspetti che, secondo l’accusa, avrebbero inciso sull’aggravamento del fallimento.
Ieri nel capoluogo lombardo il sostituto Pg Maria Grazia Omboni ha chiesto l’immediata conferma di quella condanna, mentre la difesa - avvocati Pasquale Pantano e Stefano Borella del Foro di Milano - hanno evidenziato che vi è un contrasto tra consulenze tecniche di accusa e difesa, che il giudice di primo grado ha inteso redimere sposando la tesi del consulente del pm: due perizie di parte corpose - da quasi 400 pagine l’una - e ugualmente valide, secondo i legali difensori. La Corte d’Appello, presieduta da Fabio Paparella, ha ritenuto di non poter decidere allo stato degli atti e che sia necessaria quindi una terza perizia super partes che dovrà, in sostanza, dirimere le differenze di posizioni emerse tra le consulenze di accusa e di difesa sulle tre società del gruppo fallite e rivalutare nel merito le contestazioni. Ha esultato la difesa, per voce dell’avvocato Borella: «Finalmente qualcuno si preoccupa di considerare anche le ragioni difensive. Noi avevamo chiesto di riempire quella lacuna con una terza perizia già in primo grado, purtroppo invano. Ora la Corte d’Appello conferma la nostra tesi». Il compito di stilare questa terza perizia è stata affidata al perito milanese Francesco Costantino e la prossima udienza è stata fissata per il 28 aprile: ammesso e non concesso che il perito riesca a rispettare i tempi, vista la complessa ricostruzione di scatole finanziarie - con tanto di accesso a banche dati e faldoni contabili - che è chiamato a chiarire. Il rischio dietro l’angolo è che la sentenza, che avrebbe potuto arrivare ieri, slitti ulteriormente, ben più di quattro mesi. (am.p.)
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