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Fallimento Trenkwalder: in 350 attendono lo stipendio

di Luciano Salsi
Fallimento Trenkwalder: in 350 attendono lo stipendio

Le festività natalizie rischiano di essere tutt'altro che liete per i 350 lavoratori reggiani assunti temporaneamente tramite Trenkwalder

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REGGIO EMILIA. Le festività natalizie rischiano di essere tutt'altro che liete per i 350 lavoratori reggiani assunti temporaneamente tramite Trenkwalder, che in tutta l'Italia ne ha 10mila. Il fallimento dell'agenzia di lavoro interinale, decretato lo scorso 7 dicembre dal tribunale di Modena, ha lasciato in sospeso il pagamento dei loro stipendi per i mesi di ottobre e novembre, in qualche caso anche di settembre. Secondo la legge spetta alle aziende utilizzatrici liquidare i compensi dovuti, che variano da 500 a 5000 euro, secondo il principio della responsabilità in solido. Tuttavia alcune di esse oppongono una resistenza o cercano di porre condizioni, suscitando una dura reazione da parte dei sindacati, che chiedono loro di erogare quanto dovuto nel più breve tempo possibile.

Le organizzazioni che si occupano delle nuove forme di lavoro temporaneo nell'ambito della Cgil (Nidil, Nuove identità di lavoro), della Cisl (Felsa, federazione lavoratori somministrati autonomi atipici) e della Uil (Uil-temp) si preparano a percorrere le vie legali se l'inadempienza continuerà. «A distanza di mesi - spiegano - alcuni utilizzatori, fra i quali Gs Carrefour, Electrolux, Comer e Abb, si stanno trincerando dietro motivazioni tecniche superabili, benchè il curatore fallimentare Sido Bonfatti abbia fornito tutte le informazioni necessarie per il pagamento attraverso una nota pubblicata anche sul portale dei creditori del Tribunale». «L'obbligo - insiste Marco Barilli, segretario provinciale di Nidil-Cgil - è stabilito dalla stessa legge sul Job's act, secondo la quale il lavoratore utilizzato ha il diritto di ricevere dall'azienda utilizzatrice la remunerazione maturata comprensiva dei contributi». Il curatore fallimentare è altrettanto categorico: «Il mancato pagamento di quanto dovuto ai lavoratori utilizzati, oltre che illecito dal punto di vista legale ed esecrabile dal punto di vista etico, è ingiustificato dal punto di vista economico». I sindacati fanno propria questa argomentazione, sottolineando che le aziende hanno il denaro necessario e non rischiano di dovere sborsare più di quanto dovuto.

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