Gazzetta di Reggio

Reggio

Quartieri, parte il controllo fra i vicini

di Leonardo Grilli

Entro gennaio verrà firmato il patto fra la prefettura e il Comune. L’assessore: «Partiremo dai comitati dei cittadini»

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REGGIO EMILIA. Il controllo dei vicinato, ovvero cittadini che si organizzano per sorvegliare il proprio quartiere segnalando alle forze dell’ordine vicende sospette, è un modello già applicato nella nostra provincia. Pionieri quasi a livello nazionale erano stati i residenti di Montecchio e dal successo di quell’esperienza altri comuni avevano cominciato a interessarsi al progetto. E ora, entro poco più di un mese, anche Reggio Emilia potrà partire con la sperimentazione di questa esperienza.

Ad annunciarlo è stato in primis il prefetto Raffaele Ruberto, fra i promotori del progetto: «Per puntare sul coinvolgimento dei cittadini – ha dichiarato – stiamo mettendo a punto il “Patto per il controllo di vicinato” che prevede una collaborazione costante e strutturata tra i gruppi di cittadini, polizia municipale e forze di polizia statali di Reggio Emilia per essere poi successivamente esteso ad alcuni Comuni della provincia che ne hanno fatto richiesta, quali ad esempio Correggio, Sant’Ilario d’Enza e Montecchio».

Infine è arrivata anche la conferma ufficiale dell’assessore alla Sicurezza, Natalia Maramotti, che avrà poi il compito di rendere concreto quanto verrà stabilito nel patto siglato con la prefettura. Anche se il testo deve essere ancora redatto con precisione, anche perché si attende l’insediamento del nuovo comandante della Municipale, le linee guida sembrerebbero quelle tracciate dal modello di Montecchio. Gruppi di cittadini che volontariamente, tramite mezzi quali WhatsApp, comunicano fra loro e riferiscono poi alle forze dell’ordine tramite uno o più coordinatori. «Si tratta di un modo – ha spiegato l’assessore – per segnalare reciprocamente i fatti e condotte che possano essere rilevanti per la commissione di reati. In un quartiere dove le persone si conoscono uno dei cittadini può far presente ad esempio la presenza di una macchina sospetta che sosta davanti a una casa, oppure avvisare gli altri residenti della propria assenza durante l’estate perché diano un occhio alla propria abitazione».

Per fare tutto ciò è necessario partire da contesti dove le relazioni già esistono e sono consolidate e, soprattutto, dalla volontà dei cittadini. «Qui si tratta di un attivismo civico che non ha nulla a che fare con il sostituirsi alle forze dell’ordine – ha concluso la Maramotti – e pensiamo che questo sarà uno strumento utile quando esistono già delle relazioni fra i residenti. La cosa più ragionevole quindi è partire dai comitati civici per la sicurezza che già si sono costituiti e che sono già attivi da tempo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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