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L’addio a Niki sulle note di Ligabue

di Martina Riccò
L’addio a Niki sulle note di Ligabue

Duomo gremito per i funerali del 14enne Nicolhas Ukmar, ucciso dalla leucemia dopo due anni di calvario

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REGGIO EMILIA. Ancora una volta Niki ha messo davanti gli altri, e nel giorno del suo funerale – celebrato alla vigilia di Natale in Duomo a Reggio – ha voluto regalare agli amici e ai parenti presenti una delle sue canzoni preferite.

Quando la bara bianca è uscita dalla cattedrale, le casse del sagrato hanno diffuso in tutta piazza Prampolini le note di “La neve se ne frega”.

E mentre passavano le parole del brano di Luciano Ligabue, che cantava «parlami davvero dentro questo gelo. Sentimi davvero che non fa più buio. Baciami davvero che non casca mica tutto il cielo. Che ci stiamo ancora sotto insieme», decine e decine di palloncini blu sono andati a portare a Nicolhas Ukmar – il 14enne morto mercoledì sera nel reparto di Oncoematologia pediatrica del policlinico Sant’Orsola di Bologna – l’abbraccio di tutte le persone, davvero tantissime, che gli hanno voluto bene.

I due anni di calvario – causati da quella maledetta leucemia mieloide acuta che lui chiamava “drago” – non sono riusciti a cambiarlo, né a spegnere il suo fortissimo amore per la vita.

E la speranza che Niki ha sempre portato agli altri, anche nei periodi per lui più difficili, non è mancata nemmeno nel momento dell’addio.

L’hanno portata in cattedrale la mamma di Nicolhas, Linda Domenichini, il papà Dario, i fratellini Edoardo e Micheal, e tutti i parenti e gli amici più stretti. Distrutti dal dolore, avevano in testa i cappellini colorati di Niki: quelli che l’amatissimo Valentino Rossi gli aveva mandato in ospedale.

E poi c’erano sciarpe della Reggiana, magliette granata, palloncini a forma di cuore. «Perché se Nicolhas ci ha insegnato qualcosa – ha spiegato durante la messa don Daniele Casini, parroco del duomo – è che ancora più della vita vale l’amore».

NicRock (questo il soprannome con cui tutti lo chiamavano) ha iniziato a lottare due anni fa, quando frequentava la seconda media alla scuola San Vincenzo, e da allora non ha più smesso di farlo.

I frequenti ricoveri in ospedale non gli hanno impedito di sognare: voleva diventare uno chef – tra i suoi miti, oltre a Valentino Rossi e al portiere della Juventus Gigi Buffon, c’era anche il celebre Carlo Cracco – e così si è iscritto all’istituto alberghiero Motti.

Ed è riuscito a farsi apprezzare e amare anche lì, nonostante non sia mai riuscito ad andare a scuola.

Al funerale c’erano i suoi compagni di classe: amici di penna che in questi mesi gli sono stati vicini attraverso lettere consegnate direttamente alla mamma Linda.

Niki era un ragazzo come tanti, appassionato di calcio e di musica, campione di karate, circondato da amici, ma più di tutti ha saputo amare la vita.

Un piccolo eroe che sapeva tutto della propria condizione ma, nonostante la giovanissima età e il dolore che aveva in corpo, ha combattuto con grande dignità la terribile malattia che l’ha colpito senza mai dimenticare di ridere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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