Minacce, Luca Vecchi parte civile contro Pasquale Brescia
Il sindaco di Reggio Emilia si è costituito nel procedimento per minacce aggravate ricevute dall’imputato di Aemilia
REGGIO EMILIA. Luca Vecchi è deciso ad andare fino in fondo, come annunciato, dopo le minacce ricevuto tramite la lettera manoscritta consegnata dall’avvocato Luigi Antonio Comberiati a firma di Pasquale Brescia, l’imprenditore cutrese ristretto in carcere nell’ambito dell’inchiesta contro la ’ndrangheta e a processo per dibattimento.
Il sindaco di Reggio Emilia, infatti, si è costituito ieri parte civile davanti al Gup di Bologna Alberto Gamberini per le minacce aggravate dal metodo mafioso che avrebbe subito da Brescia (48 anni), imputato nel processo di ’ndrangheta, e dal suo avvocato di fiducia Comberiati (31 anni). Si tratta di un filone secondario delle indagini della Dda di Bologna (pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi) sull’organizzazione calabrese attiva in Emilia, arrivato ora in udienza preliminare: 23 le posizioni al vaglio del giudice, una decina gli imputati che hanno chiesto l’abbreviato. Oltre al sindaco, parte civile con il professor Vittorio Manes in riferimento alle minacce contenute nella lettera indirizzata a lui e recapitata il primo febbraio all’edizione reggiana del Resto del Carlino, in udienza si sono costituite anche la Regione Emilia-Romagna e l’associazione Libera, su tutti i capi di imputazione. Diversi imputati in questo filone sono già stati coinvolti in quello principale, concluso con 57 condanne davanti al Gup di Bologna e con oltre 150 persone attualmente a dibattimento a Reggio Emilia. La Dda ritiene che Brescia, attraverso la lettera, abbia posto in essere ai danni del sindaco una grave e larvata minaccia, anche evocando la sua propria appartenenza a un gruppo di cutresi discriminati e criminalizzati, riferendosi, per i pm, ai calabresi arrestati nell’ambito dell’inchiesta, come Brescia stesso, a gennaio 2015. Brescia e Comberiati hanno optato per l’abbreviato, che sarà discusso ad aprile.
Tra chi ha chiesto il rito alternativo anche l’imprenditore (ora pentito in Aemilia) Giuseppe Giglio, condannato a 12 anni e sei mesi in primo grado nel filone principale e nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia, difeso dall’avvocato Luigi Li Gotti: è accusato in questo fascicolo di trasferimento fraudolento di beni.
Abbreviato anche per il fratello, Giulio Giglio, difeso dall’avvocato Fausto Bruzzese, qui accusato di minaccia a pubblico ufficiale nei confronti di due agenti della Penitenziaria, e per il poliziotto Domenico Mesiano, anche lui già condannato nel processo principale, e che ora deve rispondere di detenzione di munizioni da guerra. Domani si discuteranno le posizioni degli altri, che invece hanno scelto la via ordinaria: il giudice deciderà se rinviarli a giudizio o proscioglierli. Sempre in abbreviato Giovanna Giglio, Sergio Leonetti, Pasquale e Pierino Vetere e Francesco Lerose. Daniele Bonaccio ha scelto il patteggiamento.
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