Una fiaccolata per ricordare i sette fratelli
Campegine: nell’anniversario della loro uccisione, il ricordo della comunità al cimitero del paese
CAMPEGINE. Una fiaccolata silenziosa e carica di emozione. Al buio del tardo pomeriggio di una giornata d’inverno dall’inaspettato sapore primaverile. Così, Campegine ieri ha voluto ricordare il sacrificio dei sette fratelli Cervi, torturati e poi fucilati dai fascisti il 28 dicembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.
Anche quest’anno, la terra che diede i natali ai figli di Alcide Cervi non dimentica. All’appuntamento davanti al municipio ieri sera hanno risposto diverse decine di persone. Tra loro molti primi cittadini del Reggiano, con la fascia Tricolore sulla spalla. Tanta partecipazione ha colpito il sindaco Paolo Cervi, che nel suo discorso introduttivo lo ha più volte sottolineato, dicendosi piacevolemente sorpreso. E rinnovando l’intenzione di mandare avanti una tradizione che in paese si è radicata e continua a essere molto sentita.
Il corteo silenzioso, illuminato solo dal colore delle fiaccole, si è quindi diretto verso il vicino cimitero di Campegine. Qui, la meta era la tomba monumentale della famiglia Cervi, per il ricordo di Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, ed Ettore.
Era la notte tra il 24 e il 25 novembre 1943 quella del rastrellamento. Oltre ai Cervi le pattuglie fasciste sorpresero alcuni partigiani russi, Dante Castellucci e a Quarto Camurri. Catturati dopo un breve scontro a fuoco vennero trasportati nel carcere politico dei Servi a Reggio Emilia. I russi e Dante Castellucci, che si era fatto passare per cittadino francese, furono trasferiti nel carcere di Parma. Il 28 dicembre i sette fratelli Cervi e Camurri furono fucilati per rappresaglia. Ma il ricordo del loro impegno resta indelebile. Prova ne sono il museo e l’istituto Cervi e il seguito che continuano ad avere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google