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Aemilia bis, prestanome vuole patteggiare

Aemilia bis, prestanome vuole patteggiare

Il 25enne “concorda” con il pm Ronchi un anno e mezzo (pena sospesa) e attende la decisione del gup

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REGGIO EMILIA. Ha chiesto in tribunale a Bologna il patteggiamento della pena tramite l’avvocato difensore Stefano Melcarne di Parma nell’ambito del secondo filone giudiziario – davanti al gup Alberto Gamberini – scaturito dalla maxi inchiesta Aemilia.

Stiamo parlando del 25enne Daniele Bonaccio – residente a San Polo – che ora attende la decisione del giudice (al termine dell’udienza preliminare riservata ai riti alternativi, cioè quelli che prevedono uno sconto di pena di un terzo) su quanto “concordato” fra il suo difensore e il pm antimafia Beatrice Ronchi che segue specificatamente questo secondo troncone processuale. Il patteggiamento avanzato è di un anno e mezzo di reclusione, con pena sospesa.

Un’entità della pena che rimane nel solco di quanto – con accusa simile – è stato calcolato per chi è incensurato e ha fatto questa scelta nella poderosa udienza preliminare che ha coinvolto oltre duecento imputati.

Bonaccio è accusato dalla Dda di Bologna di aver fatto da prestanome per i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli, acquisendo fittiziamente il 100% delle quote della ditta “Sime srl” (con sede nel Veronese e con oggetto sociale attività di edilizia e simili). Per il pm Ronchi questa “mossa” era stata fatta il 14 maggio 2015 per «eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali»: Bonaccio prestanome e i fratelli Vertinelli veri proprietari dell’azienda edile. A ciò va aggiunta l’aggravante «di aver agito – si legge nell’imputazione – al fine di agevolare l’attività della associazione di stampo mafioso denominata ’ndrangheta e in particolare dell’articolazione emiliana avente epicentro nella provincia di Reggio Emilia».

Questo secondo filone di Aemilia si è già scisso in due parti: in primavera partirà il versante legato ai riti alternativi (10 posizioni), mentre oggi verranno discusse le richieste di rinvio a giudizio (sono 13) nel contesto di chi ha scelto la via processuale ordinaria. Un’udienza – ovviamente a porte chiuse – che si preannuncia piuttosto lunga.(t.s.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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