«Bianello, nessuna stima sui cinghiali»
Quattro Castella: dopo la battuta nell’oasi le associazioni vanno avanti e ora chiedono gli atti
QUATTRO CASTELLA. Non si placano le polemiche per la battuta al cinghiale decisa dal Comune di Quattro Castella nell’oasi Lipu del Bianello - nonché Sito di interesse comunicatorio – per ridurre il numero degli ingulati avvenuta nei giorni scorsi. Le associazioni ambientaliste Amici della terra, Vittime della caccia, Lega per l’abolizione della caccia, Legambiente Val d'Enza annunciano la richiesta di accesso agli atti. La questione è sempre la stessa: quanti cinghiali ci sono nell’oasi di Bianello?
«La domanda appare facile e la risposta, soprattutto se si porta avanti una caccia al cinghiale dovrebbe esserlo altrettanto. Ed invece no - si legge in una nota - Noi abbiamo provato a porla agli enti coinvolti nella caccia al cinghiale organizzata proprio dentro l'oasi. Ed ecco i risultati. Lettera di risposta alla nostra richiesta, firmata dal sindaco di Quattro Castella: non c'è la risposta sul numero cinghiali. Sulla stampa leggiamo che il sindaco ha dichiarato “io dell’alto numero ne ho la contezza dalle testimonianze di chi va in oasi, e non sono cacciatori. Si parla di branchi numerosi. Sono stati stimati almeno un centinaio di cinghiali”. Nella risposta della polizia provinciale si legge che non hanno effettuato una stima diretta della presenza del cinghiale nell'oasi ma che secondo la Lipu ce ne sarebbero stati circa 30 – 40 e che si sono basati sulla stima indiretta del numero di incidenti provocati». «Come 30 – 40? Il sindaco ha dichiarato almeno 100! - fanno notare gli ambientalisti che contestano anche lei ipotesi sul numero di branchi. «Ma chi li ha individuati? Non la Polizia Provinciale, che ha gestito la battuta di caccia, perché questa ci scrive: l'oasi del Bianello costituiva area di rimessa di uno o più branchi di cinghiali - vanno avanti - Il fatto che non si sappia con certezza il numero dei cinghiali prima di procedere al loro abbattimento ci lascia perplessi, anche perché prima di entrare nell'oasi si potevano individuare branchi al di fuori di essa, cercare metodi non cruenti. Ad esempio, dato che il problema scatenante sono i 5 incidenti stradali avvenuti nel corso dell'anno, si è presa in considerazione l'idea di porre dissuasori visivi e/o sonori lungo le strade? I dissuasori emettono luce e suoni che aiuterebbero a tenere a distanza gli animali dalla auto in transito. In molte località vengono utilizzati. Perché qui no?».
Le associazioni contestano la battuta in un giorno di caccia - gli altri animali in fuga, si sono trovati davanti altre doppiette...- e l’urgenza con cui hanno operato. «Perché non si è valutata l'incidenza che questa battuta aveva sul sito protetto dall'Europa? Chiederemo tutti gli atti: si può non essere sensibili alla sofferenza degli animali, però chi è in un ente pubblico deve agire partendo da dati concreti e oggettivi» concludono.
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