«Come i fratelli Cervi oggi dobbiamo saper accogliere»
L’orazione del presidente della Provincia Giammaria Manghi «Dobbiamo continuare ad aiutare chi è in fuga dalle guerre»
REGGIO EMILIA. Non è mai stato un appuntamento scontato o dovuto quello che ogni 28 dicembre vede cittadini e autorità reggiane ritrovarsi al Poligono di tiro per ricordare l’eccidio del 1943 dei sette Fratelli Cervi e di Quarto Camurri; di quella che resta una delle pagine più dure e dolorose della Resistenza reggiana. Ieri, all’appuntamento per la ricorrenza del 73esimo anniversario dell’eccidio fascista, erano presenti numerosi reggiani assieme alle autorità cittadine, ai rappresentanti dei Comuni di Campegine, Gattatico, Guastalla, ai rappresentanti delle associazioni partigiane Anpi, Alpi, Apc e dell’Istituto Acide Cervi, dove si sono concluse le iniziative in calendario. Come di consueto, è stata deposta una corona sul luogo dell’eccidio: sono seguiti una lettura tratta dal libro di Alcide Cervi “I miei sette figli” a cura di Eleonora Taglia e gli interventi del sindaco di Reggio Luca Vecchi, del vice presidente dell’Anpi di Reggio, Giovanni Rossini, della coordinatrice del Consiglio nazionale Istituto Cervi, Fiorella Ferrarini, e l’orazione ufficiale, affidata al presidente della Provincia Giammaria Manghi.
La seconda parte del programma si è invece svolta in tarda mattinata al Museo Cervi a Gattatico con la cerimonia del ricordo incentrata sul dibattito “Dalla Resistenza alla Costituzione. Attualità del sacrificio dei sette Fratelli Cervi”, alla quale hanno partecipato il vice presidente dell’Istituto Cervi Luca Bosi, il sindaco di Gattatico Gianni Maiola e il presidente della Provincia Manghi. Proprio quest’ultimo, già nelle parole pronunciate al Poligono di tiro, così come hanno fatto diversi altri relatori, ha iniziato a sviluppare il tema del dibattito in programma al Museo Cervi, ponendo l’accento sul valore dell’accoglienza come espressione di quel patrimonio di solidarietà che è la parte fondante del lascito dei Fratelli Cervi e dei tanti eroi e martiri della Resistenza alle giovani generazioni. «Occorre attualizzare il modo di fare accoglienza ripensando a come è fatta a casa Cervi. In particolare in un momento come quello che stiamo vivendo che richiede la necessità di uno sforzo di pacificazione nel mondo – ha sottolineato Manghi – Si tratta di un tema delicato e scomodo».
Per il presidente «l’attuale situazione internazionale, che non genera ancora una società di eguali, impone un atteggiamento di responsabilità verso i migranti in fuga da guerra e dalla fame. E anche Reggio è chiamata a proseguire nell’adempiere al proprio dovere di solidarietà al quale nessuno può sottrarsi».
Si tratta ha poi concluso «di un tema che va affrontato senza slogan e sbrigatività di pensiero, ma con un atteggiamento di responsabilità e di coinvolgimento corale che preveda impegni e regole precise dall’Europa all’Italia e fino all’ultimo comune della nostra provincia. Occorre fare accoglienza nel quotidiano, proprio come a casa Cervi assicurando rifugio e ospitalità a coloro che erano in cerca di difesa e di protezione dalla barbarie fascista».
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