Botti, niente ordinanze si punta sulla prevenzione
Il Tar del Lazio ha bocciato mercoledì il divieto della Giunta Raggi a Roma In provincia di Reggio la maggior parte dei Comuni aveva scelto altre strade
REGGIO EMILIA. Botti di Capodanno: la sentenza del Tar del Lazio, che ha sconfessato l’ordinanza del Comune di Roma, ha avuto ricadute anche nel Reggiano, dove i Comuni hanno proceduto in ordine sparso. E, se Reggiolo costituisce un unicum in provincia – il sindaco Angeli ha emesso il divieto nei soli centri abitati a causa della massiccia presenza di cantieri post-sisma, dove le fiamme potrebbero provocare un disastro – altre municipalità come Boretto, che intendevano replicare il dievito dell’anno scorso, stanno valutando.
È accaduto che mercoledì il Tar del Lazio abbia bocciato l’ordinanza del sindaco Virginia Raggi, che disponeva il divieto assoluto di usare materiale esplodente sull’intero territorio della capitale dal 29 dicembre fino alle 24 del primo gennaio. Diverse società produttrici di fuochi pirotecnici hanno fatto ricorso e il tribunale amministrativo regionale ha dato loro ragione: una sentenza che costituisce un precedente e spiana la strada ad altri ricorsi.
Che la questione fosse spinosa, i sindaci reggiani l’avevano capito già l’anno scorso, tanto che la maggior parte dei Comuni quest’anno ha preferito tenersi alla larga dalle ordinanze e puntare sulla prevenzione.
In primis Luzzara e Novellara, oltre all’Unione Pianura Reggiana che, come spiega il sindaco di Correggio Ilenia Malavasi, dopo una consultazione ha adottato un medesimo orientamento. Una delibera di giunta ha sostenuto «una campagna di informazione dal titolo “In un sol botto” – spiega Malavasi – i volantini sono stati diffusi in negozi, spazi pubblici, luoghi di aggregazione e circoli. Non è un divieto, ma un modo per invitare tutti a non rovinare la festa. In ogni caso abbiamo la sensazione che i botti siano decisamente diminuiti».
Sulla stessa linea di appello al buonsenso e di campagna di sensibilizzazione si sono mossi l’Unione Val d’Enza, l’Unione Colline Matildiche (Vezzano, Quattro Castella e Albinea) e il distretto ceramico. A Bagnolo, spiega il sindaco Paola Casali, «la proposta di ordinanza di divieto, fatta dal M5S, è passata dal consiglio comunale, che l’ha bocciata. Preferiamo puntare sulla prevenzione». Anche perché, oltre al tema scottante Tar, ogni Capodanno si ripresenta il problema dell’impossibilità di far rispettare un divieto del genere.
«Al Comitato ordine e sicurezza pubblica la valutazione generale è stata quella di raccomandare, a causa della difficile esigibilità del divieto – afferma Gianmaria Manghi, sindaco di Poviglio e presidente della Provincia – Oltre all’aspetto legittimità legale, c’è quello dei controlli e della credibilità istituzionale: si fa un divieto quando ci sono le condizioni per farlo rispettare. Poviglio conta 141 km di strade, impossibile verificare. Reggiolo è un caso particolare e ha una specifica comprensibile».
Stesso refrain anche da Enrico Bini, presidente dell’Unione Montana e sindaco di Castelnovo: «Diffonderemo un avviso affinché si faccia attenzione. Non possiamo fare altrimenti: la notte di San Silvestro avrò due vigili urbani in tutta Castelnovo...».
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