Export, Emilia-Romagna sul podio
Nei primi nove mesi dell’anno si conferma la terza regione in Italia con il 13,5%
REGGIO EMILIA. La frenata del commercio mondiale contiene la crescita delle esportazioni regionali (+1,3 per cento), in linea con il commercio estero nazionale (+1,0 per cento). La ripresa della crescita è stata determinata, riguardo alle destinazioni dai buoni risultati sui mercati dell’Unione europea, che più che compensano la tendenza negativa sul mercato statunitense e su quelli asiatici. In termini settoriali, forte aumento delle vendite dell’industria metallurgica e della lavorazioni dei metalli e dalla buona crescita di quelle della ceramica e del vetro. A seguito del rallentamento del commercio mondiale, nel terzo trimestre del 2016, si è ridotta la dinamica delle esportazioni emiliano-romagnole: +1,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015, pari a 13.679 milioni di euro. E’ quanto attestano i dati Istat delle esportazioni delle regioni italiane, analizzati da Unioncamere Emilia-Romagna. L’export nazionale mostra la stessa tendenza (+1,0 per cento). Nei primi nove mesi dell’anno l’Emilia-Romagna si conferma la terza regione per quota dell’export nazionale (13,5 per cento), preceduta dalla Lombardia (26,9 per cento) e dal Veneto (14,0 per cento) e seguita dal Piemonte (10,6 per cento). L’andamento regionale appare positivo, considerato alla luce dei risultati di queste regioni, tra i quali spicca la conferma della tendenza negativa in Piemonte (-4,9 per cento), mentre una stasi sostanziale colpisce la Lombardia (+0,4 per cento) e il Veneto non va oltre un +0,7 per cento. I settori I principali contributi alla crescita sono venuti dal forte aumento delle vendite dei prodotti della metallurgia e della lavorazioni dei metalli (+6,2 per cento), che raggruppa la sub fornitura regionale, e dalla buona crescita dei prodotti dei minerali non metallici (ceramica e vetro) (+4,7 per cento). In seconda battuta ha contribuito la contenuta crescita delle esportazioni alimentari e della moda. Negativi i risultati per la piccola industria del legno e del mobile (-7,9 per cento), l’aggregato dell’altra manifattura (-4,0 per cento) e quello più rilevante dell’industria chimica, farmaceutica, della gomma e delle materie plastiche (-1,1 per cento).
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