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Topi, sequestrati decine di «bocconi pericolosi»

di Enrico Lorenzo Tidona
Topi, sequestrati decine di «bocconi pericolosi»

Via del Chionso: la Forestale trova esche avvelenate sparse senza l’utilizzo delle apposite cassettine e senza cartelli

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REGGIO EMILIA. Nessuna “cassettina” per topi nella quale infilare i bocconi avvelenati né cartelli che indicassero il pericolo causato dalla derattizzazione in atto. Sono le due infrazioni principali che hanno fatto intervenire ieri la Forestale di Reggio Emilia in via del Chionso.

Gli agenti hanno sequestrato infatti i bocconi avvelenati posizionati in zona per cercare di arginare la colonia di topi che infesta il canale e le strade che portano alla sede della Croce Rossa e della Protezione Civile di Reggio.

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La pattuglia è stata allertata dai cittadini, che hanno visto i bocconi senza che questi fossero contenuti nelle cassettine sigillate che isolano il veleno dalle bocche di altri animali e dalle mani delle persone. Una cautela non discrezionale ma prevista per legge, che agli occhi degli agenti sembra non essere stata rispettata nel caso rilevato ieri, e che verrà ora portato all’attenzione della procura di Reggio Emilia.

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Quello di ieri, quindi, sembra essere il primo vagito per una indagine a più ampio spettro per rilevare eventuali casi simili o eventuali morti sospette di animali che non fossero ratti. I lavori di derattizzazione, confermano dal comune capoluogo, è affidato ad Iren all’interno di una più ampia rosa di servizi in capo all’ex municipalizzata, controllata dai comuni reggiani. Alcuni di questi compiti, poi, verrebbero affidati a piccole cooperative, come avviene con le coop sociali. La filiera, al momento, è difficile da ricostruire, ma l’attenzione è massima.

Un fatto certo è che a Reggio Emilia i topi ballano, e non da poco tempo. Ce ne sono un po’ ovunque, viste le segnalazioni che arrivano al Comune dagli abitanti del centro città ai diversi quartieri delle periferia, senza dimenticare la provincia, dove sono state rilevate infestazioni di grandi proporzioni, come a Fabbrico, dove i ratti hanno mangiato nell’ex pastificio Dallari per poi invadere il paese.

Intervenire, quindi, è d’obbligo, salvo rispettare leggi e regole sulla derattizzazione. Le scatolette che dovrebbero essere utilizzate da chi si occupa del servizio, sono in realtà degli erogatori che rendono indisponibile il veleno ad altre tipologie di animali e all’uomo stesso.

La fessura della scatoletta, larga appena un centimetro, permette solo ai ratti di entare, anche qualora siano di stazza grande. I topi, infatti, sono in grado di ridurre il loro volume, cosa che non riescono a fare gli altri animali. La disinfestazione, poi, deve essere segnalata di modo che chi ha animali non rischi di perderli per emorragia. L’esca per i topi è letale ma agisce dopo alcuni giorni.

All’interno c’è un anticoagulante che impedisce all’organismo di assorbire la vitamina K, facendo morire il ratto in seguito proprio a un’emorragia. Il pericolo sanitario riguarda anche gli esseri umani, come indicato dal Ministero della Salute, che ha inserito nel tempo delle prescrizioni specifiche. I bocconi avvelenati sequestrati ieri mattina dalla Forestale, erano contenuti in bustine con tanto di indicazione del produttore.

Per ora sembra che la modalità di utilizzo delle esche non sia corretta per la mancanza dei contenitori necessari quando si gettano su aree aperte al pubblico.

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