Gazzetta di Reggio

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Contratti, da Iren ultimatum ai sindacati

di Enrico Lorenzo Tidona
Contratti, da Iren ultimatum ai sindacati

Trattamenti e retribuzioni integrative: troppe differenze, l’azienda le ha disdette unilateralmente in attesa di un accordo

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REGGIO EMILIA. Iren vuole sfrondare i 200 contratti aziendali in essere eredità delle fusioni tra le ex municipalizzate mentre i 6mila lavoratori - 600 solo a Reggio Emilia - non vogliono perdere soldi e diritti a causa di questo processo di armonizzazione. Un braccio di ferro che sale di intensità dopo che ieri, Iren, ha annunciato la disdetta unilaterale dei 200 contratti di secondo livello, annunciando al contempo che lo stop varrà dal gennaio del 2018. Un anno di tempo che suona come un ultimatum entro il quale l’azienda chiede ai sindacati di trovare un accordo altrimenti agirà con semplici ordini di servizio. Si tratta dell’ultimo e più complesso capitolo della “cura” messa in atto in azienda dall’amministratore delegato Massimiliano Bianco, che sta cercando di recuperare costi ed efficienza operativa.

La prima mossa del processo di integrazione e armonizzazione dei contratti integrativi per i dipendenti del gruppo Iren, è l’istituzione dell’orario unico di lavoro, che partirà subito dal 9 gennaio 2017. Tra i diversi obiettivi - espressi anche nel piano industriale del gruppo - è prevista infatti l’armonizzazione dell’orario lavorativo per tipologia di attività, l’adozione di trattamenti economici e normativi omogenei tra i diversi territori, il rafforzamento di strumenti di welfare per i dipendenti e un maggior collegamento tra retribuzione aggiuntiva e risultati aziendali. Tradotto, significa che l’amministratore delegato intende rendere unici - ad esempio - i rimborsi chilometrici, assai differenti in base alle sedi.

L’azienda comunica però che «per raggiungere i risultati attesi, dopo oltre 13 mesi di trattative in materia con le organizzazioni sindacali, e nell’impossibilità di effettuare incontri unitari negli ultimi due mesi», si è «vista costretta a esercitare il recesso dagli accordi esistenti». Iren «nel ribadire ampia disponibilità a proseguire il confronto con le organizzazioni sindacali, con l'auspicio che l'esercizio del recesso possa fornire nuovo impulso alla trattativa al fine di raggiungere un accordo su tutti i temi, ha scelto peraltro di posticipare l’efficacia del recesso sulle tematiche di maggiore complessità a partire dal 1 gennaio 2018». La sola eccezione a questo proposito riguarda quindi l’entrata in vigore, a partire dal 9 gennaio 2017, dell'armonizzazione della normativa collegata all'orario di lavoro: società e sindacati avranno quindi tempo 12 mesi per trovare un accordo di armonizzazione su tutti gli accordi integrativi aziendali. Resta ovviamente fermo il rispetto del contratto nazionale di riferimento.

Un quadro tutt’altro che roseo per i sindacati reggiani, che respingono ogni accusa sull’indolenza additata da Iren. «Il primo problema è che l’azienda cerca di ricontrattare tutto al ribasso - mette in chiaro Gregorio Villirillo della Filctem-Cgil - Vogliono abbassare le indennità e alzare gli impegni lavorativi. Un atteggiamento che subiamo da mesi e che non ha portato alcun frutto, soprattutto perché è Iren a non voler sentire le nostre proposte. C’è poi troppa distanza rispetto a questioni sui diritti da parte anche della politica e delle amministrazioni locali. I comuni azionisti non si sono espressi quando invece sarebbe il caso che prendessero una posizione su una trattativa così rilevante e a così alto impatto, visto che solo per Reggio parliamo di 600 lavoratori coinvolti. Sembra invece che sia la sola azienda a decidere e qualsiasi decisione presa venga poi recepita dagli amministratori locali. Così nella contrattazione come in altri capitoli, come il ciclo idrico, che è importante resti a Reggio ma non si sa ancora che futuro avrà». (e.l.t.)

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