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L'ottimismo è un parco pubblico

Stefano Scansani
L'ottimismo è un parco pubblico

L'addio al 2016 e gli auguri alla città del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani.

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REGGIO EMILIA. Sindrome di San Silvestro. Significa farsi prendere in questo giorno ultimo del 2016 dalla smania dei bilanci e dalla manìa dei discorsi rotondi. Credo basti la Gazzetta di oggi per dire addio all’anno e scrutarci nello specchio con quello che ci è più necessario: ottimismo. Mi piace la notizia dei parchi che apre la cronaca cittadina.

La novità sui parchi la dice lunga sulla città, sul territorio, i reggiani. Molti dei quali non sanno che la Reggio stra-edificata, funzionalista, densa è in realtà “maculata” da tre decine di aree verdi. Luoghi che interrompono asfalto e cemento, connettono al verde, sono una sosta nei ritmi urbani, dentro e fuori l’Esagono.

Il Comune promette di curare, potenziare, promuovere questi parchi. Forza, adesso mi aspetto l’automatica reazione-risposta di chi anatomizza la Gazzetta o di chi scrive sul web: è solo propaganda… Sembra di sentire la critica procedere così: mentre l’amministrazione si fa bella con le paulonie, le aiuole e i prati, ci sono ben altre magagne, lacune, dimenticanze, colpe…

Di norma anche nelle riunioni di redazione i solenni annunzi municipali vengono presi con le pinze e analizzati.
Ma l’esito della discussione di ieri è stato inaspettato e confortante: sì, il Comune farà questi interventi, ma poi andrà a finire che saranno i cittadini volenterosi, quelli che abitano intorno ai parchi, a tener pulito, rasare, curare, controllare, garantire…

Cioè a questo mondo (e in questa cultura) l’impegno privato volontaristico per la cosa pubblica va diventando una sorpresa, una rarità. Che a Reggio è una modalità. Vale la pena riflettere sulla persistenza del senso civico e su quella del bene comune che in questo caso è fatto di foglie, legno vivo, fili d’erba, attrezzature e aria libera.

Dalla riunione di redazione - per il piccolo esempio dei parchi urbani- è emersa la conferma che questa città e la sua gente, sono animate dalla partecipazione, da un’idea quotidiana di comunità, dalla metamorfosi del bene che si fa pratica. Non esisterebbe il Core. Non starebbe nascendo il Mire. Due fenomeni tutti reggiani sostenuti dalla forza della gente, e poi colti e costruiti con le istituzioni.

Questa è la politica bella, è la miglior dinamica democratica: è la gente che deve sollecitare e ispirare chi la rappresenta. Se poi c’è anche ottimismo il futuro dei giorni, il cammino di Reggio, sono assicurati.

L’attività municipale (compresa la propaganda, se c’è), la benedetta critica e il malcontento cronico hanno bisogno di convincersi che la nostra città è baricentrica, ha storia fresca, si è emancipata dalla subalternità, si impone, deve giocare ogni sua carta. Adesso. E come per i trenta parchi vale per ogni impresa: non tocca solo al Comune rasare e potare, ma alla gente rispettare, collaborare, frequentare. Auguri Reggio.

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it

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