«Buon anno a Reggio tra radici del passato e voglia di esplorare»
Gli auguri del sindaco Luca Vecchi alla Gazzetta e alla città «Grazie a tutte le persone che stanno vicine agli ultimi»
B. uon 2017 alla Gazzetta e, attraverso la vostra redazione, a tutta la città di Reggio Emilia. Buon anno alle migliaia di volontari del Comune e delle molte associazioni sul territorio che ogni giorno prestano un po’ del loro tempo per rendere più forte la nostra città. A chi vede ciò che non va e poi passa dalla protesta alla proposta, sedendosi nei tavoli di quartiere, confrontandosi con l’Amministrazione per rendere migliore una via, un isolato, un parco. Ne abbiamo incontrate tantissime, in questi anni, di persone così: sono una ricchezza, il segno tangibile che qui esiste ancora un’idea forte di comunità, in cui si discute per progredire continuamente il livello di civiltà della nostra terra.
Un ringraziamento a chi fa vivere società sportive, associazioni culturali, gruppi di supporto al welfare, uomini e donne ingaggiati sul verde, nei centri sociali, reggiani che operano concretamente per gli altri, senza fare alcuna distinzione di razza, sesso o condizioni sociali, pensando che l’eguaglianza si pratichi prima di tutto nel quotidiano. Democrazia, dignità umana, diritti, pace e libertà – individuali e collettive – sono conquiste alle quali non dobbiamo rinunciare mai, nemmeno davanti a un terrorismo capace di uccidere anche a capodanno.
Reggio Emilia è tante cose: migliaia di professionisti della sanità che curano al meglio chi soffre, straordinarie esperienze educative al servizio dei più piccoli, operatori della sicurezza ogni giorno sulle nostre strade, ragazzi delle scuole e dell’università che si stanno affacciando alla vita. Su alcune di queste competenze il Comune può intervenire direttamente, su altre stiamo agendo di concerto con livelli istituzionali altri, più propri, con gli occhi aperti sulla città, in ascolto e pronti a rappresentare le esigenze che si manifestano. Buon 2017 al mondo del lavoro: a chi si impegna per creare occupazione innovando e a chi organizza le forme del confronto democratico nei luoghi della produzione. Costruire una dialettica positiva in questo campo è una delle eccellenze di Reggio, un percorso faticoso ma che vale sempre la pena perseguire.
Grazie a tutte le persone e le organizzazioni che stanno vicino agli ultimi, spiritualmente e materialmente, a chi sa mettere in valore l’esperienza degli anziani, di chi è portatore di “abilità diverse”.
In un bel romanzo di Jonathan Safran Foer, il viaggio di un ragazzo sulle orme del nonno emigrante serve a scoprire le proprie radici e, grazie ad esse, a costruire un ponte fra il passato e il futuro. Si intitola “Ogni cosa è illuminata” e trovo sia un paradigma perfetto per la nostra città. La storia stessa di Reggio Emilia insegna, dai Fratelli Cervi in poi, quanto siano collegati l’ancoraggio alle nostre tradizioni e la voglia di esplorare, di confrontarsi col mondo, aprirsi al nuovo. C’è un’immagine del 2016 che porto volentieri nel 2017: quello dei luoghi del terremoto in Centro Italia che ripartono, dove – dai dipendenti comunali sotto le tende a lavorare, agli abitanti sfollati – accolgono gli aiuti che giungono anche dalla nostra provincia con un “grazie” e poi ci si rimbocca le maniche tutti assieme, più forti della paura.
* sindaco di Reggio Emilia
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