Colli: «I profughi sono qui per lavorare»
Montecchio: sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza accolgono in municipio il gruppo di richiedenti asilo africani
MONTECCHIO. È stato un brindisi sui generis, quello organizzato in municipio dall’amministrazione comunale nella mattina del 31 dicembre quando, alla presenza di assessori e consiglieri – assente per protesta l’opposizione – sono stati ricevuti dal sindaco Paolo Colli dieci degli undici profughi richiedenti asilo arrivati da pochi giorni a Montecchio.
Il gruppo era accompagnato dalle referenti della Dimora d’Abramo, l’associazione reggiana che si occupa della gestione dei profughi dal punto di vista dell’espletamento delle pratiche burocratiche, della gestione economica, dell’inserimento nel tessuto sociale e della parte sanitaria.
I dieci ragazzi africani (uno ha saltato l’appuntamento perché sta svolgendo un lavoro saltuario con regolare contratto) si sono fatti conoscere in un incontro ufficiale voluto dall’amministrazione comunale per brindare insieme al nuovo anno.
Un po’ impauriti – la referente della Dimora d’Abramo ha dovuto rassicurarli che il cronista non era un poliziotto – e intimiditi dalla insolita “popolarità”, i profughi richiedenti asilo hanno raccontato la loro esperienza e le loro speranze per il futuro. Un look alla moda ma senza particolari firme addosso; pochi avevano cellulari di ultima generazione; altri avevano vecchi telefonini. I profughi si sono detti grati alla comunità montecchiese per averli ospitati.
«Vi abbiamo chiamati qui perché volevamo conoscervi – ha detto loro il sindaco Paolo Colli dopo aver stretto loro la mano –. Spero vi troviate bene qui. So che avete chiesto un campo da calcio. Magari avete già giocato prima di arrivare in Italia».
I profughi hanno preso coraggio e hanno risposto. «Ci troviamo bene – ha detto Abdallah Camara, 25enne del Gambia, che nel suo paese era impegnato politicamente –. Il calcio lo praticavamo a casa nostra, per questo vorremmo poter trovare un campo dove giocare».
«Ci adopereremo per indicarvi dove giocare – ha subito incalzato il sindaco Colli –. Ci tengo a rimarcare che stiamo lavorando affinché possiate svolgere attività di pubblica utilità. Un percorso legato al volontariato. Per questo qui oggi ci sono anche gli operatori ecologici del Comune. Vogliono farsi conoscere. Assieme a loro, troverete modo di essere utili alla comunità che vi ospita».
All’incontro, nel frattempo, si erano aggiunti anche semplici cittadini, da cui sono arrivate varie domande, assieme a quelle del sindaco, finalizzate a capire meglio la situazione sociopolitica dei paesi di origine dei profughi.
«Da dove venite? Come siete arrivati qui? In televisione vediamo certe immagini, ma raccontateci cosa succede veramente nei vostri paesi». Queste le parole di Paolo Colli, alle quali ha risposto Camara, il più spigliato tra i dieci presenti.
«Veniamo da Gambia e Nigeria – ha detto – siamo arrivati coi barconi, assieme ad amici e parenti dei quali abbiamo poi perso i contatti. Il 25 per cento di noi è morto durante la dura traversata. Il viaggio è pericoloso. Il mese scorso 96 del Gambia sono morti durante il viaggio. Io sono partito da Banjul, la capitale dove vivevo, poi ho attraversato Senegal, Mali, Burkina Faso, Niger, Algeria e Libia. Lì mi sono fermato un po’, poi mi sono imbarcato per la Sicilia. In Libia non ci sono controlli e partire è molto semplice».
«Dal Gambia si scappa perché da 22 anni c’è al potere Yahya Jammeh, un dittatore sanguinario – ha testimoniato ancora Camara – che tiene il potere eliminando chiunque lo contrasti. Doveva partire con me un amico, ma all’ultimo ha cambiato idea. Jammeh lo ha saputo e lo ha fatto uccidere. Il 1 dicembre ci sono state le elezioni e la democrazia ha vinto, ma il dittatore non se ne vuole andare. Senegal e Nigeria si stanno armando per liberare il Gambia, per questo ci sarà presto una guerra».
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