«Dopo la fuga dalla violenza siamo pronti a renderci utili»
MONTECCHIO. Diversa la storia dei nigeriani presenti. A parlare per loro è stato Cristian, 29 anni, il più “anziano” del gruppo di profughi. «Io sono stato costretto a lasciare Abuja, la capitale,...
MONTECCHIO. Diversa la storia dei nigeriani presenti. A parlare per loro è stato Cristian, 29 anni, il più “anziano” del gruppo di profughi. «Io sono stato costretto a lasciare Abuja, la capitale, per problemi sentimentali. La mia ragazza è rimasta incinta. I suoi l’hanno costretta ad abortire e in ospedale è morta. Ora mi cercano per uccidermi».
Colli ha chiesto notizie a Cristian di Boko Haram, organizzazione terroristica che sta mettendo a ferro e fuoco la Nigeria. «Recentemente sono entrati in una chiesa e hanno sterminato centinaia di persone che stavano solo pregando», ha raccontato Cristian con commozione. «Cosa vi aspettate da Montecchio? – ha chiesto la consigliera Nanda Baldi – Intendete rimanere qui? State imparando l’italiano?». Ha risposto Abdallah Camara: «Siamo grati a Montecchio per averci accolti. Non abbiamo nessuna intenzione di rimanere seduti ad aspettare ulteriori aiuti. Siamo pronti a renderci utili, qualsiasi sia il lavoro da svolgere». «Per 18 mesi non possono lasciare l’Italia – ha precisato la referente della Dimora d’Abramo – perché questi sono i tempi tecnici per la raccolta delle memorie. Poi si deve radunare la commissione, e quindi i tempi si allungano. Per la lingua, essendo la comunicazione il primo strumento d’integrazione, dal 9 proseguiranno lo studio dell’italiano al D’Arzo. Resta il problema dell’integrazione: se rimangono solo tra loro e parlano in inglese, sarà difficile che la comunità possa inserirli al 100%». L’aspetto economico? «La Dimora d’Abramo provvede a tutto il loro sostentamento. Affitto, utenze, sanità e alimentazione sono a carico nostro, grazie ai contributi dello Stato. Loro godono di un “sussidio” di 75 euro al mese. Altri soldi non ne hanno, perché anche la spesa al supermercato avviene attraverso buoni». Paolo Colli non ha voluto replicare alle accuse mosse da Elena Montanari, consigliera di Forza Italia-Nuovo centrodestra, che aveva espresso dissenso augurandosi che anche ai montecchiesi in difficoltà venga offerta la stessa visibilità. «Il nostro contributo, peraltro impostoci dalle autorità, a questo problema della società intera ci trova impegnati a fare al meglio il nostro dovere – ha detto Colli –. Abbiamo sempre detto che accettiamo di fare la nostra parte solo se questi ragazzi vengono inseriti in servizi di pubblica utilità e in opere di volontariato. Sono giovani, paiono ben disposti e anche le famiglie che vivono vicino a loro ne parlano bene. Purtroppo la burocrazia ci ha impedito di metterli già al servizio della comunità, ma stiamo cercando di accelerare i tempi. Hanno svolto le visite mediche e sono tutti a posto. Gli operai comunali sono qui per presentare ai nostri ospiti i loro colleghi di lavoro. I montecchiesi in difficoltà? Siamo al loro fianco da sempre». (a.z.)
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