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Morta l’ex mondina Emilde Montecchi

Morta l’ex mondina Emilde Montecchi

Nata a Viano, aveva 79 anni e dal 1969 viveva a Pieve Modolena: domani pomeriggio i funerali

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REGGIO EMILIA. La malattia l’ha corrosa poco a poco, giorno per giorno, sino a spegnerla, dopo mezzogiorno dell’ultimo dell’anno. Emilde Montecchi, 79 anni, originaria di Viano, era l’ultima di quattro fratelli: il 5 gennaio del 2006 aveva perso la sorella Chiarina, abitante a Jano, la frazione di Scandiano; ad aprile il fratello Piero, a luglio l’altro fratello maggiore, Leandro.

Era nata a Ca de’ Caselli (Scandiano), il 24 aprile 1937, da Giuseppe Montecchi e Ines Guidetti, e ben presto per tanti divenne Imelde, con quello storpiamento di nome che forse era più facile.

Visse la guerra, si fermò in quinta elementare e iniziò a lavorare come mondina in risaia, nel Vercellese, e poi in una ceramica a Scandiano. Nel 1969 sposò Vasco Zagnoli, agricoltore di Pieve Modolena, e da allora aveva sempre abitato nella frazione di Reggio, al confine con Cella e Roncocesi.

Dapprima accanto alla Nepal, la fabbrica delle famose uova di cioccolato, dal 1978 in quella villetta di famiglia, in via Berneri: sotto c’erano i suoceri, Ernesto, scomparso a 93 anni nel 1996, e Maria, morta nel 2002; lei viveva al piano superiore assieme al marito e, sino al 1994, al figlio Vanni.

Fino a metà degli anni ’80, Emilde si dedicò ai campi e all’allevamento, dividendosi tra fieno, vendemmia e irrigazione. Dava manforte al marito e al suocero anche nella stalla. Poi la svolta: Emilde e il marito convertirono il capannone in laboratorio. Incollavano scatole, ovvero contenitori dei più importanti marchi industriali, in particolare per Arti Grafiche Reggiane. Un lavoro a cottimo, portato avanti sino all’inizio del millennio, in particolare da lei.

Nel 2002 la signora Montecchi rimase vedova, il marito morì a 64 anni, soffocato da un boccone. Da allora passava il tempo fra giardinaggio e spesa al mercato, in bicicletta o in autobus. Non mancava mai alla messa della domenica mattina, a San Michele Arcangelo, vissuta come un momento di aggregazione. Prima di tornare a casa, sempre in bici, si fermava sul sagrato per salutare decine di conoscenti di Pieve, sempre sorridente. Era felice anche nel veder crescere il bambino dei vicini di casa, diventati la sua nuova famiglia.

Una decina d’anni fa i primi segnali della malattia, l’alzheimer, ma non rinunciava a qualche piccola gita. E, soprattutto, a tornare dai parenti, a Viano. Persino in corriera o un paio di volte in taxi, chiamato dal figlio, troppo impegnato nel lavoro di giornalista. Là parlava in dialetto della val Secchia, ricordando l’infanzia e le amicizie. Fra le tante persone che citava spiccava Clementina Clementi, scomparsa da anni. “Me zia meistra”, la zia maestra, che aveva l'abitudine di mandare lettere. La camera ardente verrà aperta oggi alle 10 al cimitero di Coviolo. Domani pomeriggio il funerale, alla chiesa parrocchiale di Pieve.

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