Autonomo ma “povero” Ricorso contro la confisca
REGGIO EMILIA. Libero ma “povero”. A Francesco Grande Aracri resta l’ultima carta giudiziaria da giocarsi per impedire che i suoi averi - case, auto, conti corrente e società - diventino dello Stato...
REGGIO EMILIA. Libero ma “povero”. A Francesco Grande Aracri resta l’ultima carta giudiziaria da giocarsi per impedire che i suoi averi - case, auto, conti corrente e società - diventino dello Stato Italiano. Al sequestro preventivo del 2013, che ha portato al congelamento del suo patrimonio valutato attorno ai 3 milioni di euro, è stato opposto ora un ricorso in Cassazione, con udienza fissata a fine mese, dopo aver perso l’appello lo scorso settembre. Ad eccezione di un appartamento che si trova a Botricello (Catanzaro), la Corte d’appello di Bologna ha confermato la confisca di beni - soprattutto di Brescello - effettuata dai carabinieri nel novembre 2013 nei confronti del capo famiglia Francesco così come dei suoi familiari, considerati prestanome delle quote delle società create dal cutrese, conosciuto a Reggio quale imprenditore edile.
Il «decreto di confisca di prevenzione mafiosa» nei suoi confronti fu il primo in ambito regionale. Dopo quello ne giunsero tanti, con un picco seguito all’inchiesta Aemilia. Addirittura una criticità, in questa fase, per Reggio Emilia così come per gli altri territori nei quali sono situati i beni destinati alla confisca. La gestione di questo patrimonio - calcolato solo nell’ambito di Aemilia del valore di 300 milioni di euro - non sarà semplice sia per la provenienza sia per gli utilizzi futuri, come insegna l’attualità connessa e presente in altri casi simili in Italia. (e.l.t.)
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