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Sui social network il dibattito prende quota

Sui social network il dibattito prende quota

I lettori su Facebook chiedono locali aperti anche di sera e un sistema di viabilità migliore

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REGGIO EMILIA. La maggior parte dei nostri lettori pensano che sia così: Reggio è provinciale. E lo dicono sul nostro sito – dove da ieri è stato attivato anche un sondaggio – e nella nostra pagina Facebook, dove non mancano commenti. E dove il dibattito è acceso. «Il provincialismo potrebbe essere combattuto, tenendo aperti locali e negozi nel centro storico almeno fino alle 20.30- 21 – scrive Roberto Esposito – alle 19.30 sembra calare il coprifuoco e ciò trasmette sia al reggiano e soprattutto a chi viene da fuori un provincialismo non indifferente...». La pensa allo stesso modo Michele Del Bene Errico, che scrive: «Reggio resterà provinciale fino a quando il centro storico sarà deserto dopo le 20 e fino a quando spazi come il mercato coperto non verranno restituiti alla città... in ogni grande città i mercati coperti sono pieni di vita e riferimento per il commercio locale». Per Francesco Marella, «provinciale o non provinciale, Reggio ha una viabilità rimasta indietro a 20 anni fa, cominciamo a sistemare anche quella», mentre per Maurizio Casoli Reggio Emilia «è provinciale perché i reggiani sono provinciali».

Carmine Rames sintetizza così: «È la mentalità che non va bene... dopo un certo orario c’è il coprifuoco... e purtroppo con questa crisi economica è diventata una città difficile, di fatto tutte le cose negative pian piano salgono a galla, vale anche per tutte le province emiliane». Ma, fra i commenti, c’è anche chi non vede la situazione di Reggio così drammatica. Come Francesca Ruozzi, che scrive: «Non trovo Reggio così provinciale. Forse Unimore ancora ha bisogno di investimenti e di un bel Campus per ospitare studenti da tutto il mondo, ma il centro pian piano ha ripreso vita. Serve una viabilità migliore, meno inquinamento; io amo la mia città ma lo smog è un grande peso da sopportare. Migliorerei i collegamenti con l'Appennino e spero ci siano investimenti per promuovere le nostre belle montagne». E, fra i lettori, c’è anche chi promuove il provincialismo. «Non penso che essere provinciali sia un’offesa o un demerito...Anzi», scrive Airone Poli.

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