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Duplice delitto, in manette padre e figlio

Duplice delitto, in manette padre e figlio

Luca Manici, alias Kelly, e Gabriela Altamirano erano stati trovati morti in un club a luci rosse tra Reggio e Parma

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REGGIO EMILIA. Sono arrivate ad una svolta importante le indagini sul duplice omicidio di Natale che si era consumato al casolare di Strada Angelica alle porte di San Prospero al confine tra Reggio Emilia e Parma. Un delitto efferato e premeditato a tavolino da Samuele Turco con la complicità del figlio 21enne Salvatore Alessio. E l'omicida non sarebbe un uomo ossessionato dalla gelosia per la perdita della compagna, ma un freddo calcolatore che aveva fatto della prostituzione della fidanzata la sua unica fonte di reddito.

E' una turpe verità – come si legge su Repubblica.it Parma - quella svelata dagli inquirenti sul duplice omicidio di Natale. Dopo otto giorni dal ritrovamento dei cadaveri martoriati di coltellate di Luca Manici, alias Kelly, e Gabriela Altamirano, la transessuale di 47 anni di Parma e la donna argentina di 45 anni ritrovati morti nel club a luci rosse, i presunti assassini sono stati assicurati alla giustizia. Padre e figlio debbono rispondere di concorso in omicidio premeditato pluriaggravato dalla crudeltà e dagli atti persecutori. Nella notte tra mercoledì e ieri, dopo ore di interrogatorio in questura, sono stati condotti rispettivamente nel carcere di via Burla a Parma e nel penitenziario di Reggio Emilia “La Pulce”.

«Il ringraziamento e i complimenti vanno al lavoro degli agenti della Squadra mobile e al sostituto procuratore che ha seguito il caso fin dall'inizio, permettendo di risolvere nell'arco di pochi giorni un fatto di sangue che suscita orrore» ha dichiarato il procuratore Antonio Salvatore Rustico nel corso di una conferenza stampa indetta ieri insieme al questore Pier Riccardo Piovesana.

Le indagini. Sono state indagini a ritmo serrato quelle compiute dagli agenti insieme al pm e illustrate durante la conferenza stampa di ieri. Quando gli uomini delle Volanti arrivano al casolare a luci rosse, la sera del 27 dicembre, trovano una scena agghiacciante. Le vittime sono state colpite da numerosi colpi di coltello, Gabriela è stata lasciata morire dissanguata su un letto con un laccio stretto al collo, Kelly forse ha tentato la fuga ma un colpo al collo non le ha lasciato scampo. La Scientifica si mette subito al lavoro ma la scena del delitto è stata inquinata e non c’è traccia dell’arma.

I sospetti. Il primo sospettato è Samuele Turco, 42enne di origini siciliane nato in Germania, residente a Cassio di Terenzo dove gestisce il ristorante “Al Miglio 76” che non naviga in buone acque. L’uomo, ex compagno di Gabriela, negli ultimi tempi l’aveva avviata alla prostituzione all'interno di club privé nelle province di Modena, Piacenza e Parma e viveva dei proventi di quell'attività. Ma Gabriela aveva deciso di troncare il rapporto e di allontanare il compagno dalla casa in cui viveva con le due figlie nate da un precedente matrimonio. Turco a questo punto non si rassegna e comincia a perseguitare la donna e i suoi familiari. Pochi giorni prima del delitto, Turco passa ai fatti: si nasconde nell'auto di Gabriela e la aggredisce tentando di afferrarla per il collo.

L’alibi. E non regge a lungo l’alibi fornito da Samuele Turco che, ascoltato dagli inquirenti,riferisce di avere trascorso Natale in famiglia. Ma non è così: l’uomo era infatti uscito di casa e nell’orario compreso fra le 00.18 e le 4.32 avrebbe messo in atto il piano omicida. Non è ancora stato accertato chi abbia materialmente compiuto la carneficina. Pare infatti che anche il figlio abbia accompagnato il padre quella notte e fosse presente sul luogo del delitto. Le videocamere di sorveglianza installate tra Parma e la provincia hanno svolto un ruolo cruciale nella risoluzione del caso, riprendendo i movimenti dell'automobile usata per recarsi a San Prospero.

I fermi. Samuele Turco viene quindi fermato come indiziato di delitto la sera di mercoledì 4 gennaio, prelevato dal reparto di Diagnosi e cura del Maggiore dove si trovava da qualche giorno. Le indagini proseguono tutta la notte per risalire al complice. Il figlio di Samuele, il 21enne Alessio residente a Parma, viene condotto in questura per un interrogatorio. Di fronte all’evidenza dei fatti crolla e conduce la polizia in un parco a Parma, vicino a casa sua, dove è stato seppellito il coltello usato per il duplice omicidio. L'arma viene recuperata, sotterrata a venti centimetri dal suolo. Si tratta di un coltello da cucina con 18 centimetri di lama. Il 21enne conduce quindi gli investigatori in un fienile al primo piano di un vecchio immobile a Cassio, non lontano dal ristorante gestito dal padre. Lì vengono trovati un pc, un tablet, un notebook e cinque cellulari. Quattro telefoni erano in uso a Manici, uno ad Altamirano. Nella mattinata di ieri è stato quindi disposto anche il fermo del ragazzo per concorso in omicidio volontario pluriaggravato.

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