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Il Banco va con Bologna e diventa la bcc dei record

di Enrico Lorenzo Tidona
Il Banco va con Bologna e diventa la bcc dei record

L’istituto reggiano annuncia la fusione con Emil Banca: sarà il più grande d’Italia Avrà 130mila clienti, 42mila soci e molti nodi da sciogliere sulla governance

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REGGIO EMILIA. Ora è ufficiale: il Banco Cooperativo Emiliano ha il via libera da Bankitalia per fondersi con i bolognesi di Emil Banca. Il progetto sarà presentato martedì 10 nella sede della federazione regionale delle Bcc con tanto di buffet finale «con prodotti Igp e Dop provenienti dai territori di competenza della nuova banca». Una sfida a tavola tra mortadella e Parmigiano Reggiano che prelude a un braccio di ferro sulla governance, soprattutto agli occhi dei 42mila soci riuniti nella nuova bcc, la più grande d’Italia con 130mila clienti.

La fusione ha il profumo dell’ennesima rivoluzione a Reggio Emilia perché giunge dopo mesi di rumors e ad appena un paio d’anni dalla complessa fusione tra Banca Reggiana e la Banca di Cavola e Sassuolo. Un matrimonio che aveva riservato diverse sorprese, basta dare un occhio ai 25 milioni di perdite accumulate nel primo biennio 2014-2015 tra svalutazioni e sorprese in bilancio.

Poi la svolta, quest’estate, con Emil Banca che ha fatto capolino, anche se era stata a mala pena digerita l’unione tra le due banche reggiane, che hanno dato vita al Banco Emiliano. La nuova sinergia territoriale è evidente, visto che le sovrapposizioni delle filiali sono marginali. L’unico dubbio, a Reggio, è il peso di Bologna: l’attività è maggiore e la centralità nel capoluogo di regione non certo insignificante. La fusione nasce da necessità locali - scegliere ora con chi convolare a nozze invece che subire decisioni dall’alto - e da indicazioni dall’ente di vigilanza, Bankitalia, che chiede un irrobustimento anche delle piccole banche del territorio.

Visti i numeri in campo la bilancia pende dalla parte di Bologna. Giuseppe Alai, plenipotenziario a Reggio della cooperazione bianca e presidente del Banco Emiliano e a capo di 18mila soci, dovrebbe puntare alla vice presidenza nella nuova banca dei record. Il suo nuovo socio in affari è Giulio Magagni, presidente di Emil Banca nonché della Federazione delle Bcc dell’Emilia-Romagna, uomo di grande spessore finanziario e politico, a capo di 24mila soci.

A suffragare il progetto ci sono quindi i numeri e le prospettive. Le banche di Reggio e Bologna si potrebbero integrare senza troppe difficoltà. L’ affinità industriale è alta. Banco Emiliano conta 42 filiali tra Reggio Emilia, Modena, Parma e Mantova, 18 mila soci, 39 milioni di capitale sociale e 300 dipendenti. La raccolta complessiva è di 1,8 miliardi e 1 miliardo di impieghi. A gravare sui rapporti di forza ci sono però due anni in forte perdita: 11,9 milioni nel 2015 e 14 milioni del 2014, causati dalle svalutazioni operate nel biennio. L’azione di riequilibrio dei conti messa in atto dalla banca reggiana sembra essere definitiva. Emil Banca, invece, opera invece tramite 46 filiali nelle province di Bologna, Ferrara e Modena. La base sociale è più folta con 24mila soci, capitale sociale per 58 milioni, raccolta per 2,8 miliardi di euro, impieghi per 1,6 miliardi di euro e un utile di 2 milioni nel 2015 contro i 7 milioni del 2014.

Il progetto di fusione ha avuto il placet della Banca d’Italia sulla base di uno studio effettuato nell’anno appena trascorso, che mette in relazione la fattibilità e le potenzialità della nuova banca, che avrà baricentro in Emilia con un occhio puntato verso la Romagna. Resta da capire se sarà un nuovo polo di condensazione per altri istituti minori, come il Credito Reggiano, banca minore che rischia di rimanere all’angolo. Se la fusione tra Banca Reggiana e l’ex Cavola aveva sollevato diverse polemiche dai soci di quest’ultima - che si erano sentiti fagocitati - non sarà difficile cogliere polemiche anche per la fusione verso Bologna, ben più traumatica per gli equilibri territoriali. Gli stessi soci della bassa reggiana avevano espresso perplessità per aver dovuto rinunciare a ristorni e dividendi in seguito alle perdite. Ma lì la promessa era di tornare in auge rimanendo autonomi dopo la cura da cavallo. Qui il perimetro si allarga e la diluizione dei poteri sarà evidente.

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